Si pensa alla sfida con la Germani Brescia
Da La Repubblica a cura di Walter Fuochi, la pesante sconfitta virtussina al Pireo. Senza dannarsi troppo a rincorrere Dorsey e Vezenkov, perchè quelli da acchiappare saranno Bilan e Della Valle, spareggiando lunedì a Brescia per il primato in serie A, la Virtus lascia al Pireo due punti scontati e sfondati. L'Eurolega ha ormai chiuso i varchi della gloria e servirà anzi guardarsi da chi sale da basso. Per i posti in classifica fra l'il e il 15 ci sono premi in gettoni d'oro. Le casse gradirebbero. Ora tredicesima, la Vu pende all'indietro. Si dovrà ripartire, magari con un gruppo più completo e più motivato di quello affondato ieri sera al Pireo, dove i Reds a loro volta tornavano dal naufragio di Dubai. Avendo qualcosa da farsi perdonare, hanno infierito su chi passava di lì, sfornando a lungo una partita irresistibile (39/66, un pelo al 60%), soprattutto per chi li fronteggiava in modo troppo flebile. Sfiorati i quaranta di distacco, con l'ombra minacciosa di un -46 d'altri tempi, che resterà infausto record, la Virtus ha solo evitato i libri d'oro (oppure neri). Basta il primo tempo per capire come andrà a finire: il -27 del tè amaro è già una sentenza. La Virtus però quella frazione la spacca in due: un bel primo quarto (il suo migliore), un bruttissimo secondo (il suo peggiore). Gonfia anche un +5 in avvio, sulla partenza brillante di Jallow e Edwards (9 più 8 in 10'), ma incassa poi un 30-5 che cambia i giochi, denudandola ovunque: difesa disarmata e attacco spuntato, col solito contorno di palle perse. 37-11 è il parziale che ammazza, quasi come il 23/31 di una rivale che non sbaglia mai. Non c'è altra cronaca, su morti annunciate si sono già mirabilmente spesi altri. Il terzo quarto allarga solo lo sprofondo, il quarto lo ricuce, in un clima ormai di Pace e Amicizia, come si chiama il teatro della mattanza. Resterebbe da dire dei singoli. Che Jallow torni a guardare il canestro è un segnale confortante (6/13, mai fatti i secondi), che Edwards provi a produrre per sè e per tutti un altro, ma dura appunto un quarto. Dopodiché, senza regalare sufficienze, siamo al punto a capo, perchè Niang, una volta di più, le tocca tutte, ma non ne infila nessuna, perchè Vildoza decide che non è il caso di andar oltre una regia cauta e risparmiosa, perchè i guizzi di Diarra davanti sono penalizzati dai buchi aperti dietro, e perchè Alston incide su una gara in cui trova piastrelle libere solo a buoi scappati: il suo 5/9 fiorito nell'ultimo quarto suona falso come una dracma bucata. Caricato il charter dei cattivi pensieri generati da un organico oggi minimamente competitivo, si ripartirà dunque lunedì da Brescia. Prima contro seconda, aspettando verdetti importanti, se non già decisivi, per la nostra piccola guerra dei campanili. Olympiacos-Virtus 109-77