Germani Brescia fra le favorite
Da QS a cura di Alessandro Luigi Maggi, la situazione in casa bresciana. Sulla panchina dei trionfatori del 2023 c'è Matteo Cotelli: oggi capoallenatore, allora assistente di Alessandro Magro. Un filo diretto tra le emozioni di allora e le ambizioni di oggi. Vive la competizione da anni, con un trofeo già conquistato. Come si prepara all'evento? «Competizione pazza, va affrontata in modo differente: c'è la gestione dell'emotività. Pressioni ed emozioni che di solito non ci sono e che bisogna governare, sfruttando quelle positive. L'errore più grande è guardare alle partite successive senza pensare al qui e ora». Controllare l'emotività e cavalcare la fiducia: il trofeo del 2023 sembra l'esempio perfetto. Con Milano non foste brillanti, pur vincenti; poi la crescita fu impressionante. «Arrivavamo da un momento non facile. Siamo riusciti a compattarci come squadra: abbiamo sofferto con Milano, vincendo nel finale, e da lì abbiamo cavalcato l'onda della fiducia. I risultati ci hanno dato ragione: livello altissimo, abbiamo stupito un po' tutti». Con Milano gestiste bene i possessi chiave. L'assenza di Ivanovic in cabina di regia peserà quando la palla scotta. Concordo. Ivanovic è un giocatore che ci dà un grande impatto sia offensivo sia difensivo, soprattutto nel controllo delle situazioni di gioco. I possessi finali sono i più importanti: avere un giocatore a sangue freddo è un grande aiuto. Non averlo ci costringe a fare un passo avanti, a trovare altre soluzioni». Mauro Ferrari, patron vincente e visionario, ha puntato su di lei in estate. Cotelli aveva già in mente di diventare capoallenatore? Dentro di me c'era da almeno un paio di stagioni il desiderio di mettermi alla prova. Sto bene a Brescia, questo ambiente mi ha dato tantissimo. Quando in estate il club mi ha chiesto se fossi pronto, ho pensato che non ci fosse posto migliore. Un percorso costruito dal basso: così mi sono sentito pronto». Brescia è da anni nel basket che conta. Anche la città vive la pallacanestro come parte del proprio tessuto sociale? «Quando ero ragazzino andavo in curva per vedere Roberto Baggio, anche se giocavo a basket. Da quando Bonetti e Bragaglio hanno ridato linfa, è stato fatto un percorso eccezionale. Oggi, secondo me, è il primo sport in città, o quasi». Il basket cambia, si trasforma. Avremo ancora dei Miro Bilan in futuro? Temo di no. E vale anche per Della Valle. Giocatori con questa intelligenza, magari meno dotati atleticamente ma con enorme talento di squadra, ne vedo sempre meno. La pallacanestro sta prendendo un'altra direzione, soprattutto ai massimi livelli. Loro possono giocare, ma nei settori giovanili le nuove leve vegono e verranno spinte altrove. Meno lettura, meno conoscenza del gioco, e sempre più peso al talento puro. Purtroppo: la vedo difficile».