Coach Taccetti: «Voglio una Trieste consapevole dei propri mezzi»

18 febbraio 2026 07:52

L'allenatore alla prima assoluta da head coach

Da Il Piccolo a cura di Lorenzo Gatto, le patrole del coach alla vigilia. Il sipario della Inalpi Arena di Torino è pronto a sollevarsi sulle Final Eight di Coppa Italia, l'appuntamento che da oggi a domenica accenderà i riflettori del basket italiano sul capoluogo piemontese. Cinque giorni intensi, un concentrato di adrenalina dove i valori sulla carta si scontrano con l'imprevedibilità di una competizione che, storicamente, ama smentire i pronostici. In questo scenario da dentro o fuori, si inserisce la sfida in programma alle 20.45 tra Trieste e Armani Milano: coach Francesco Taccetti, alla sua prima da head coach sulla panchina biancorossa, non cerca alibi, ma punta dritto all'anima dei suoi uomini, consapevole che in una competizione a eliminazione diretta la tecnica conta, ma la testa possa fare la differenza. «Energia e concentrazione sono due ingredienti che devono coesistere per 40 minuti da parte di tutti i giocatori, aiutano ad avere la squadra sempre unita e compatta, cosa che risulta essere un fattore determinante - spiega Taccetti -. In queste sfide secche questo è l'aspetto più importante perché spesso sono i singoli episodi all'interno dell'intera partita a decidere il risultato finale. E questi episodi possono vedere protagonisti non solo i giocatori principali, ma chi è capace di impattare ogni situazione». Non è solo una questione di nervi, però, c'è la consapevolezza tattica di chi sa di aver costruito qualcosa di solido durante l'anno. Taccetti chiede ai suoi di non farsi intimidire dal blasone dell'avversario: «Vorrei vedere una squadra che, prima di tutto, crede nelle proprie potenzialità perché ha già espresso valori importanti sia in attacco che in difesa durante la stagione sottolinea il coach biancorosso-. Bisogna credere nelle potenzialità che abbiamo ed essere presenti dentro la partita». Una presenza che dovrà essere dinamica, capace di piegarsi agli eventi senza spezzarsi, perché la strategia iniziale è solo il punto di partenza: «Ci saranno situazioni in cui dovremo cambiare qualcosa, adeguarci a quello che succede e, sempre mantenendo fede ai nostri punti di forza e al nostro game pian, essere pronti e adeguarci alla gestione delle partita». Dall'altra parte della barricata, l'ostacolo si chiama Milano, un avversario che Taccetti descrive con il rispetto dovuto a chi è abituato ai palcoscenici continentali. L'Olimpia che Trieste si troverà davanti questa sera sarà una versione potenziata, fisica e profonda: «Mi aspetto una Milano che metterà molta fisicità in campo, come da abitudine per una squadra che gioca in Eurolega - sottolinea Taccio -. Dovremo essere bravi e intelligenti ad affrontare questo tipo di situazioni. Mi aspetto una Milano rinfrancata dal rientro di Bolmaro e Nebo, con rotazioni più lunghe e la possibilità di mettere più energia in campo rispetto alle loro ultime partite». Mossa e contromossa, contro una squadra radicalmente diversa da quella incrociata mesi fa: «Una squadra molto diversa, che cerca di attaccare nei primi secondi dell'azione e che a metà campo ha obiettivi chiari nelle sue grandi individualità». Eppure, nonostante l'importanza della posta in palio, Taccetti sceglie di fare un passo indietro per lasciare che sia il collettivo a brillare. Non mi aspetto una mia impronta nella partita - ammette con umiltà e pragmatismo -. Sarò contento se sarò riuscito a trasmettere alla squadra il messaggio più importante: nelle difficoltà bisogna aiutarsi e venirne fuori velocemente, reagendo con il gruppo, l'ascolto, la comunicazione e la forza del credere e dell'essere convinti nel nostro potenziale».

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