Milano alla nona sinfonia

23 febbraio 2026 07:06

Primo trofeo per Peppe Poeta

Dalla Gazzetta dello Sport a cura di Giuseppe Nigro, la grande vittoria milanese a Torino. Peppe Poeta issato per aria dai suoi giocatori nella festa di fine partita è l'immagine dell'inizio di una nuova era. Domani compirà tre mesi da capo allenatore dell'Olimpia e, alla prima occasione, ha messo nella bacheca più capiente del nostro basket la Coppa Italia che è il 55° trofeo, il 46° italiano, il numero 17 dell'era Armani: è il secondo dopo la perdita di Re Giorgio e alzato dal patron Leo Dell'Orco, affiancato dai top manager Tacchella e Marsocci in prima fila insieme a Ettore Messina, al primo trofeo solo da dirigente. Il bersaglio grosso è più avanti, lo scudetto, ed è quello che dirà se è stata una buona annata. Ma al secondo successo su due dopo la Supercoppa, un senso la stagione ce l'ha già, avendo avviato in corsa un nuovo ciclo. Al nono successo nella competizione, quinto in undici anni, staccando Virtus e Pallacanestro Treviso a 8, la Coppa Italia mancava a Milano dal 2022, anche allora in finale contro Tortona, città di 25mila abitanti che ha iniziato la scalata nel 2009 dalla C2, fiera rivale arrivata fin qui da testa di serie numero 5, che ha fatto sudare freddo l'EA7 fino a inizio quarto periodo. Condivisione Tanto più che il trionfo Olimpia arriva sul campo delle delusioni degli ultimi tre anni, gli ultimi due in finale, ma d'altra parte Poeta con questa città ha un legame speciale: con Torino ha vinto T unico trofeo da giocatore, una Coppa Italia, il solo con D'Antoni a vincere la competizione sia in campo sia in panchina. «Non ci ho pensato, me la godo - dice Poeta -. Partita vinta col rifiuto di perdere, ancora più bello della voglia di vincere. La cosa che amo di più del basket è la condivisione e condivido il successo con la squadra in ogni componente, dalla panchina e la tribuna allo staff. C'è qualcosa di tutti, da Baiesi a Stavropoulos che mi sono stati sempre vicini. E la proprietà che mi ha dato fiducia, il riofeo è per loro. Come festeggerò? Sto con la famiglia. Ma funico motivo per vincere è festeggiare e in questo sono abbastanza bravo... Ho più festeggiato che vinto in carriera». Record Coach a parte, in copertina ci va il volto di Marko Gu- Decisivi Brooks e Guduric: 9a Coppa Italia per F Armani, mancava dal 2022. Tortona paga il primo quarto dulie, che dopo tante perse segna 11 punti nei suoi ultimi 6' in campo, quelli della svolta: l'Olimpia ha fatto +21 con lui sul parquet. E soprattutto quello di Armoni Brooks, che chiude una Final Eight da 59 punti in tre gare con le scariche di triple e di energia che, insieme soprattutto a una difesa da soli 32 punti subiti nella ripresa tutta cambi e aggressività, e alle rubate di Bolmaro, ha riacceso Milano quando era andata nel pallone: passata dal +17 (31-14 al 9') che pareva annunciare non ci fosse storia fino al -6 dei peggiori presagi (55-61 al 29'): sparacchiando, perdendo palloni e surclassati a rimbalzo. «Ringrazio i compagni e l'allenatore che hanno creduto in me - ha detto nel mischione in mezzo al campo Brooks, ripensando alla finale di un anno fa in cui rimase fuori -. Il rinnovo? Voglio restare a Milano al 100%». È stato lui l'mvp di fronte ai 12.597 spettatori di Torino, record di pubblico per una finale di Coppa Italia, con 40.014 presenze complessive nella Final Eight. «Abbiamo grande potenziale, per questo anche Nba Europe guarda all'Italia - il bilancio del presidente di Lega Gherardini -, la cosa che faccio più fatica a trasmettere ai club è che dobbiamo fare più squadra». Ex Storia nella storia quella di Mario Fioretti, per 22 anni all'Olimpia, per due stagioni insieme a Poeta assistente di Messina, fino all'estate scorsa quando ha abbracciato Tortona per iniziare a fare il capo allenatore, nel club degli ex milanesi col gm Vacirca che ha portato Brooks a Milano e alla coppia Biligha-Baldasso che nel 2022 c'era, in maglia EA7. «Quando difendono e cambiano sfido chiunque a fare meglio - ha detto Fioretti di Milano -. Noi abbiamo avuto ancora il carattere per girare la partita con due quarti centrali davvero solidi. Questa Coppa Italia per noi è stato come fare tre volte il Mortirolo in quattro giorni, ci ha dato la consapevolezza che col lavoro possiamo competere con le grandi». Non lo ha aiutato lo 0/10 da tre in coppia di Vital e Baldasso che ha lasciato Hubb troppo solo, né il massimo stagionale di minuti (31) del fragile Nebo da unico centro di Milano. E ancora meno la presenza dall'altra parte di Quinn Ellis: vittorioso anche un anno fa con Trento, un amuleto.

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