Costruzione dal basso vincente
Da L'Adige a cura di Paolo Silvestri, svela i segreti di Trento. Quarti di finale. Suona davvero bene. Tanto più che non si sentiva da dieci anni. Da quanto, dopo aver eliminato Saragozza, la Dolomiti Energia affrontò Milano, fresca di retrocessione in Eurocup dal ['Euro lega. Un quarto di finale che terminò in gloria con la qualificazione alla semifinale che si concluse per due dannatissimi punti appena. È dunque un traguardo storico, da ricordare a lungo prima ancora che da pensare a viverlo. Anche c'è davvero poco da aspettare per viverlo. Sì, perché già mercoledì prossimo a Istanbul (ore 18, Sky Sport Basket) la Dolomiti Energia giocherà contro il Besìktas, ambiziosa e ricca formazione già affrontata nella stagione regolare (97-83 per turchi l'andata in casa loro, 87-71 per l'Àquila alla BTS Arena). Questa volta sarà diverso. Sarà, infatti, come quella di mercoledì a Venezia una sfida senza appello. Una gara secca: chi vinceva in semifinale, chi perde ha terminato il suo percorso nella seconda coppa europea. La vittoria di Venezia, che ha reso ancora più grande e sentita la rivalità tra i due club e le due tifoserie, ha visto imporsi non solo chi era underdog, come dicono al di là dell'Atlantico, ma chi questo atteggiamento lo ha portato in campo: Trento, chiaramente. La voglia dì lottare su ogni pallone, di non mollare mai la presa nemmeno quanto Venezia sembrava poter scappare via, sommate al talento individuale hanno fatto la differenza nei momenti cruciali di una partita imperfetta e per questo ancor più esaltante. Perché affrontare l'imperfezione è cosa non da tutti. Una partita nella quale Cancellieri ha accorciato le rotazioni, vallato con coraggio e acume i quintetti e vinto la partita con una squadra che ha saputo mettere pezze a un Barile che proprio non ci ha azzeccato con la partita e con una squadra che sa sbattersi alla grande. È noto che i'Eurocup apre le porte dell'Eurolega al vincitore, ma non porta grandi somme a nessuno. Anzi, in realtà è soprattutto un costo. Non è certo per i soldi che facciamo l'Eurocup - spiega Andrea Nardelli, ad di Aquila Basket Per noi la coppa significa alzare l'asticella quotidiana, in Europa si gioca in maniera diversa e questo ti fa crescere come club. Non è la prima volta che lo dico, ma dopo il Covid la nostra scelta è stata di puntare sui giovani, sulla valorizzazione dei giocatori che arrivano qua per lanciarsi nel basket europeo o per rilanciarsi nei caso abbiamo già esperienza nel nostro continente. Fare l'Eurocup è quindi un modo per risultare appetibili per giocatori che non saremmo in grado di portare qua solo per soldi». Il progetto che muove Aquila Basket, ha permesso, infatti, dì avere in squadra giocatori come Lamb o Ford lo scorso anno e Jones quest'anno. «fl nostro modello dì business è chiaro neH'ambìente cestistico e in quello economico che ci circonda - aggiunge - Se mercoledì avessimo perso non sarebbe cambiato nulla per Aquila. Abbiamo perso di 30 la prima di Eurocup e poi infilato 11 vittorie nelle restanti 17 partite: chi l'avrebbe detto quel giorno? Siamo cresciuti, ma per noi ciò che conta è aver fatto una promessa, sviluppare giocatori, e non averla tradita».