Si valuta un incontro
Da Il Piccolo a cura di Lorenzo Gatto. Il futuro della Pallacanestro Trieste passa per una Pec. A dare voce alle preoccupazioni dei soci locali è Daniele Muha, presidente del Consorzio Trieste Basket. L'obiettivo è chiaro: uscire dalPincertezza e capire quali siano le reali prospettive del club dopo le dichiarazioni di Paul Matiasic rilasciate a IlPiccolo, e pubblicate ieri, in cui l'avvocato di San Francisco ha evidenziato come, dopo aver investito di tasca propria 15 milioni, al club serva un mairi sponsor, confermando che Trieste continuerà comunque ad avere una squadra: ma senza specificare in quale campionato. Il Consorzio, che rappresenta quel prezioso 1% della compagine societaria e funge da ponte tra la squadra e il tessuto imprenditoriale locale, ha inviato una comunicazione ufficiale al presidente. Una richiesta formale e necessaria per un incontro chiarificatore. Muha sottolinea come sia fondamentale, in un momento così delicato, che la proprietà illustri la situazione. «Nessuno vuole dimenticare quanto il presidente ha dato in questi anni - la posizione del Consorzio -. Capiamo le difficoltà incontrate da Matiasic nel reperire sul territorio quel profilo di investitori che cercava e che, purtroppo, Trieste non è riuscita a offrire con la consistenza sperata». Il nodo vero, però, non è tanto il merito della questione, quanto il metodo. Muha non nasconde che l'uscita pubblica di Matiasic sia arrivata come un vero e proprio fulmine a ciel sereno. Il cuore della critica mossa da Trieste Basket risiede proprio qui, nella gestione dei tempi e dei modi. Sebbene ogni scelta imprenditoriale sia legittima e ogni scenario possa essere oggetto di discussione, la modalità dell'annuncio ha scosso l'ambiente. Ora la palla passa a Paul Matiasic. Una palla che scotta e che chiama in causa anche le istituzioni. Il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, conferma la delicatezza del momento rivelando l'esito delTultimo colloquio: «La scorsa settimana ho avuto una video conferenza con il presidente Paul Matiasic e mi aveva detto quanto ha dichiarato ieri nell'intervista al Piccolo. Mi ha rassicurato che la pallacanestro rimane. Io ho domandato "come": sto aspettando la risposta sul tema che mi sembra un passaggio fondamentale». Un'attesa che non smorza le polemiche, come evidenziato da Roberto Cosolini, consigliere regionale del Pd, che analizza con durezza la gestione della crisi: «Se da un lato si può comprendere la delusione di Matiasic per non aver trovato i sostegni economici che sperava, restano comunque sul tavolo questioni che non possono essere ignorate. Prima di tutto, una questione di trasparenza: se le difficoltà erano note, avrebbe dovuto parlare chiaro fin dall'inizio della stagione, magari ponendo un ultimatum pubblico. Se invece ha scelto di farlo solo "nelle segrete stanze", sarebbe il caso di dirlo, anche perché è difficile credere che non fosse consapevole di quanto sia complesso reperire grandi sponsor su questa piazza». Per Cosolini, l'ipotesi di un disimpegno dalla città è inconcepibile: «C'è poi un tema di incredibile ingenuità: come si può pensare di condurre una trattativa per spostare la squadra a Roma nel bel mezzo della stagione, con obiettivi sportivi ancora da raggiungere, senza che nulla trapelasse? Il fatto che la notizia sia uscita ora sta avendo effetti devastanti sui tifosi, sulla società e sulla squadra stessa. Bisogna poi chiedersi se ci sia la piena consapevolezza di cosa significhi spostare la sede: non stiamo parlando di una normale Srl che trasloca i propri uffici, ma di una realtà che porta con sé il titolo sportivo e l'intera storia del basket triestino. In questo contesto, dire che "Trieste avrà comunque una squadra" suona quasi vuoto: per smentire quelli che vengono definiti "allarmismi", serve una chiarezza totale e definitiva». Il punto più doloroso, però, resta il metodo: «Il modo in cui sono state gestite queste manovre ha rotto la magia - conclude Cosolini -. È stata distrutta una passione che si era ricostruita con fatica, e questo rappresenta un danno morale e sociale incalcolabile per la città».