In Eurolega corrono tutte le contendenti dell'Olimpia
Dalla Gazzetta dello Sport a cura di Giuseppe Nigro, il recap della vittoria milanese. La notte in cui l'Olimpia saluta la culla del Paialido prima di tornare a casa al Forum non è quella in cui rimette i piedi nei play-in solo perché le avversarie dirette hanno vinto praticamente tutte. Ma il successo nello spareggio col Maccabi, avversario di due finali di Coppa dei Campioni (vinte), che dà anche il 2-0 nello scontro diretto, riporta Milano col bilancio in attivo (16 vinte, 15 perse) e soprattutto la tiene a un solo passo non da una ma da ben quattro squadre, dal settimo al decimo posto. Che vuol dire che l'obiettivo post season è lì, anche se ora c'è una missione impossibile sul campo del Fenerbahce campione e capolista. Intanto Milano doveva vincere, e l'ha fatto, senza le fibrillazioni che altre volte avevano rovinato la festa. «Partita molto solida, una delle nostre migliori per continuità per 40 minuti - l'analisi di coach Poeta -. In difesa abbiamo saputo limitare il loro talento e in attacco abbiamo saputo muovere bene la palla contro la zona». Protagonisti Riflettori tutti per Josh Nebo, alla miglior prestazione stagionale in Eurolega con 19 punti, 10 rimbalzi di cui 6 in attacco, 5 falli subiti, 2 stoppate in 25'. I canestri decisivi arrivano però da Shavon Shields, giocatore da alta Eurolega quando limita i secondi con la palla in mano per andare dritto all'osso. Ci ha preso per mano nel momento decisivo - dice di lui Poeta -. È il primo che sa che la capacità di prendere da quello che gli dà la partita è quello che gli fa fare l'ultimo step in termini di concretezza, e ci sta dando tanto anche in difesa». Il capitano è stato il catalizzatore della scelta estrema del coach quando a quattro minuti dalla fine il Maccabi del gm Coldebella era rientrato dal -15 di inizio ripresa fino al -4: fuori LeDay, finale di partita con quattro piccoli, con Shields "4" atipico a mettere due triple in un minuto per volare sul 92-82 della fuga decisiva al 38', e tre palleggiatori. Perché un'altra chiave è che, attorno a Ellis, oggi Guduric (8 assist) e Bolmaro non sono solo tappabuchi per portar palla ma in certe giornate diventano il valore aggiunto per come interpretano un ruolo che non è il loro naturale. Difesa In una serata da 2/9 di Brooks, l'argentino è stato l'innesco di Nebo e di tutta la squadra, in quel secondo quarto in cui col miglior frangente difensivo ha messo la partita sui suoi binari: cambiando la geografia dei tiri del Maccabi, fin lì molto perimetrale, e tenendolo a 9 punti in 8', l'Olimpia ha allungato 53-41 al 19' e poi fino al 57-42 di inizio ripresa. A ispirarla, l'intesa sull'asse Bolmaro-Nebo, esplosivi e trascinanti su entrambe le metà campo per andare in area a conquistare falli o trovare canestri al ferro. Contro le zone, e talvolta le difese allungate, del Maccabi, l'Olimpia ha perso ritmo ma non si è impantanata perché ha avuto la maturità per andare a trovare ben 27 punti dalla lunetta, trovando qua e là una giocata importante da Tonut, una da Ricci, una da Ellis, attorno alla furia di Nebo, per resistere ogni volta che gli israeliani tornavano a un paio di possessi di distanza. Finché non è arrivato l'uno-due finale di Shields in serata chirurgica, chiusa con cinque triple. Non è stata una prova di autorità, ma una prova di cinismo sì. E forse era anche più importante.