Squadra e pubblico reagiscono, politici e imprenditori?
Da City Sport a cura di Gabriele Lagonigro. Sono passati ormai quasi due mesi da quando gli spifferi sono diventati gelide raffiche di bora. I rumors che ci avevano accompagnato nella prima parte dell'inverno si sono concretizzati in qualcosa di decisamente più "avanti nei lavori" quando la redazione romana de La Repubblica ha dato notizia degli incontri personali fra l'attuale proprietario della Pallacanestro Trieste, Paul Matiasic, e le istituzioni romane, ad iniziare dal sindaco Roberto Gualtieri. Non un fulmine a ciel sereno, anche perché l'avvocato di San Francisco aveva lasciato intendere che senza un apporto significativo del territorio il suo impegno si sarebbe forse ridimensionato, ma di certo un colpo basso inaspettato nei modi e nei contenuti. È passata una cinquantina di giorni dallo shock, più che comprensibile, ma a conti fatti, e ad aprile ormai decisamente inoltrato, qual è stata la risposta della piazza giuliana, al di là dei malumori e delle prese di posizione specie politiche di febbraio? Si è fatto qualcosa per pianificare una "exit strategy" che ci permetta in ogni caso di sopravvivere o al di là dei lamenti e dei "no se pol" siamo fermi al palo?
POLITICI E DINTORNI A fine febbraio c'era stato un profluvio di prese di posizione, poi quasi il nulla. Almeno apparentemente. Il sindaco Roberto Dipiazza aveva subito tuonato contro Matiasic: "Se l'americano vuole andarsene, che se ne vada, si ricomincerà tutto da capo". Il primo cittadino si era anche detto pronto a ripartire da zero con imprenditori locali, ribadendo la centralità del club per il territorio. "Pallacanestro Trieste patrimonio della città", come hanno scritto gli ultras nello striscione ormai fisso in Curva Nord: belle parole, certo, ma che rischiano di restare tali. Anche il governatore Massimiliano Fedriga era sembrato prendersi a cuore la situazione ma attenderebbe ancora un segnale chiaro dalla proprietà biancorossa, che al momento manca. Insomma, se le istituzioni stiano lavorando sotto traccia non lo sappiamo e ovviamente lo speriamo ma l'estate è vicinissima e i segnali dietro le quinte non sono confortanti. È vero che fino a quando esiste una società e finché questa non annuncia ufficialmente l'intenzione di andarsene si può fare ben poco, ma anche aprire un confronto pubblico con i soggetti potenzialmente coinvolgibili in un ipotetico "piano B" potrebbe smuovere questa sensazione di generale apatia.
SPONSOR LOCALI Il nodo più dolente arriva proprio dalla classe produttiva cittadina, assente ed ingiustificata. Nell'anno in cui la Pallacanestro Trieste ha alzato l'asticella sono diminuite le sponsorizzazioni e questo sicuramente ha rappresentato un incentivo o una scusa, per Matiasic, per rivolgere i propri sguardi lontano da San Giusto. E a quanto sembra anche i primi sondaggi istituzionali sembrano immediatamente naufragati, con diverse aziende che avrebbero declinato l'invito ad entrare in un pool di "salvataggio". Non c'è da stare allegri, quindi, se l'avvocato di San Francisco sposterà a Roma baracca e baruttini. Non è chiara nemmeno l'intenzione del famoso consorzio dell'1%, che finora è apparso piuttosto silente. Ci hanno assicurato nelle scorse ore che fra non molto proveranno a fare chiarezza, non appena ci saranno notizie un po' meno frammentarie dagli Stati Uniti. Il loro sostegno continuo e costante in questi due mesi sportivamente drammatici è stato quasi commovente ma più di qualcuno si sarebbe aspettato una presa di posizione un po' più intransigente verso Matiasic. Cambierebbe poco, per carità, nel senso che all'avvocato di San Francisco interessa meno di zero se qualche migliaio di persone si mette a contestarlo ma un segnale un po' più energico, per quanto civile e garbato, andrebbe forse messo in agenda. Il rischio, altrimenti, è di perdere il nostro giocattolo preferito con il sorriso. "Viva là e po' bon", certo, ma non stavolta.