Squadra spenta e allenatore contestato
Dall'Adige a cura di Paolo Silvestri, la situazione dell'Aquila. Non è ancora finita. Nella giornata che ha visto la Dolomiti Energia giocare in maglia verde per la giornata dedicata all'ambiente, c*è stato un Green, che di nome fa Erik, che ha trascinato Cantò a vincere il derby con Varese e mantenuto in corsa per la post-season la truppa trentina. Varese rimane, infatti, ferma a quota 22, due punti più di Trento e Cremona, pari a 20, ma deve ancora riposare, ha scontri diretti negativi con l'Aquila e tra una settimana affronta in casa proprio Cremona, È andata quindi die... fortuna alla Dolomiti Energia che rimane così padrona del proprio destino. L'accesso ai playoff in larga parte dipende, infatti, soltanto da cosa l'Aquila farà nelle tre partite che le rimangono da giocare: le trasferte di Napoli e Udine (entrambe teoricamente ancora in corsa per i playoff) e la sfida interna con Milano. Non una passeggiata. Soprattutto dopo la pessima prestazione con sconfitta di sabato pomeriggio contro Reggio Emilia. Brutte sensazioni. Saranno anche soltanto sensazioni, ma in molti sugli spalti della BTS Arena le hanno provate nel tardo pomeriggio di sabato. Sensazioni di valigie pronte da parte di qualcuno dei bianconeri. Certi atteggiamenti molli, svogliati, quasi distaccati, con energia prossima alla riserva hanno indotto molti degli spettatori a pensare proprio questo. Che la testa fosse già altrove. I primi due quarti di Jones, che nulla ha mostrato di vagamente vicino alla leadership che lo ha portato a essere inserito nel primo quintetto di Eurocup, hanno indotto a questo pensiero. E i due quarti seguenti, sistemando a frittata fatta le statistiche che mentono sulla sua prestazione complessiva, sono parsi la classica pezza che un giocatore navigato sa mettere anche nelle giornate peggiori. Se Steward ha per sé la scusante dì una mano destra infortunata, niente scuse per Battle capace di confermare (da sempre la sensazione che questa categoria gli vada larga rimane inalterata se non proprio accentuata) una volta di più la pochezza del suo apporto alla causa, anche per una partecipazione emozionale al gioco del tutto nulla. Prestazioni, queste delle guardie che sono state la causa prima della prova incolore, alla faccia deile canotte verdi, della Cancellieri Band, che, in realtà band ancora una volta non Io è parsa proprio. Un minuto e 42 secondi. Nel "garbage tìnte" coach Cancellieri ha tirato fuori dal frigo Theo Airhienbuwa concedendogli magnanimamente 102 secondi in campo. E il ragazzo di Isola della Scala ne ha approfittato per mettere a referto 10 punti. Punti di rabbia e frustrazione di un ragazzo che morde il freno, stanco del proprio congelamento. Rabbia e frustrazione che lo hanno portato prima a rivolgersi polemicamente (ma è solo un eufemismo) nei confronti del coach che lo sta tenendo in disparte, poi lasciando spazio alte lacrime. Certo, il suo comportamento non è stato sicuramente signorile e nemmeno professionalmente corretto (e una qualche sanzione del club pare più che legittima), ma allo stesso modo è un messaggio forte e chiaro all'indirizzo del club al quale sembra dire "ho voglia di giocare e sono pronto a sbattermi per questa maglia se soltanto me ne date Poppo riunita". Insomma, un "io ci sono" che pur con modi sopra le righe sottolinea che il ragazzo c'è e Io stare in disparte non lo ha demotivato. Anzi. Come ci sono Hassan e Niang che saranno pure entrati dopo che i buoi erano scappati a mo' dalla stalla, ma che energia hanno messo in campo! Segnale Inusuale. 1100 secondi di Theo oltreché un messaggio personale al club, hanno innescato un messaggio altrettanto forte e chiaro per il club che chiaramente resta pur sempre libero di ignorarlo. La BTS Arena non ha mai smesso di sostenere la squadra. Lo ha ricordato anche il ds Gaddo nella conferenza stampa post spazzolata reggiana Ma i "vattene" nei confronti di coach Cancellieri sono risuonati forti e chiari dentro al palazzo. Non solo. L'ovazione che ha accompagnano ogni singola giocata di Theo e la standing ovation nei suoi confronti durante il giro di campo a salutare la platea sono parse qualcosa più del semplice sostegno al ragazzo. Sono parseil punto esclamativo messo dal pubblico dopo il «vattene» nei confronti del coach pronunciato prima. Una cosa mai vista a Trento. Ma pregnante assai.