Si sfalda il gruppo storico bresciano
Da BresciaOggi a cura di Luca Canini. Finisce la serie, finisce un'era. Milano avanza, Brescia a casa a riprogettare un futuro diverso dopo due stagioni, tra Poeta e Cotelli, che hanno fissato un nuovo standard verso l'alto per la pallacanestro biancoblù. Terzo e secondo posto in regular season, 43 vittorie tra il campionato di Peppe e quello del golden boy Matteo, una finale scudetto e una semifinale play-off, la terza consecutiva, che si chiude con l'esito più prevedibile e previsto. Il tricolore se lo va a giocare la squadra più forte, quella costruita per puntare senza scuse al bersaglio grosso (anche perché c'è l'Eurolega da farsi perdonare); a Brescia, a questo gruppo, gli applausi con occhi lucidi per un percorso di una bellezza accecante, che ha dispensato gioie e sorrisi, imprese e miracoli come zuccherini e balocchi a un popolo giustamente ai piedi dei suoi supereroi anche in gara-4 (spicchio bresciano di Forum sold-out e in 800 a rispondere alla chiamata degli Irriducibili). Finisce una serie, e tra le pagine chiare e le pagine scure qualche rimpianto resta. Il primo: l'infortunio di Burnell, che tra ieri e mercoledì ha fatto crollare le quotazioni della Germani. Il secondo: avere giocato i play-off esposti al vento delle chiacchiere e degli spifferi, in un clima generale da mercato delle vacche. Magari avrebbe vinto comunque Milano, probabile che poco sarebbe cambiato nel frontale con l'Olimpia, ma di sicuro a livello nervoso, emotivo, qualcosa è costata la mancanza di serenità in un passaggio così decisivo per le sorti della stagione. Ci rifletta chi tira i fili ai piani altissimi, colpevole di avere permesso il progressivo degenerare della situazione, di avere spalancato le porte agli zii d'America e alla logica del dollaro, senza preoccuparsi di proteggere il sistema pallacanestro italiana dalla voracità dei cacciatori di titoli sportivi (Trieste da mesi esposta sul vuoto senza che nessuno si sia degnato di muovere un dito o di spendere una parola). Ma ci rifletta anche chi ha in mano le leve della società, chiamato adesso a fare tutta la chiarezza che serviva prima per mettere un punto, andare a capo e ripensare il futuro su basi e con nomi diversi. Ah, ci sarebbe anche gara-4 da spiegare. Ma il 91-86 di ieri va in archivio alla voce «onorevole congedo». Milano controlla il ritmo e il flusso da subito, si mette davanti e a forza di fiammate spegne una Germani che si regala un sussulto quando il traguardo ormai è fuori portata (23-29 nell'ultimo parziale). Il resto è la cronaca di un dopo-quarta sirena che sa di ultimo giro di valzer prima dell'alba di un nuovo giorno. «Fino alla fine forza Leonessa», cantano gli Irriducibili mentre cala il sipario dei play-off sulla stagione capolavoro della Brescia più forte di sempre. Giusto andarne orgogliosi, giusto ribadirlo. Ma che anche stavolta sia un punto di inizio e non di arrivo. Il meglio deve ancora venire.