Il possibile coinvolgimento di Luka Doncic nel progetto romano di NBA Europe resta legato a un passaggio decisivo: la modifica delle regole NBA sulla partecipazione dei giocatori in attività alla proprietà delle franchigie. Un nodo ancora aperto, che rende l’ipotesi affascinante ma non ancora praticabile.
Sul fronte regolamentare permane un’incognita tutt’altro che marginale, destinata a incidere in modo significativo sulla reale configurazione dei futuri assetti proprietari di NBA Europe. La NBA, infatti, non ha ancora definito se e a quali condizioni i giocatori attualmente in attività potranno detenere quote nelle future franchigie europee collegate al nuovo progetto.
La questione non è secondaria. Allo stato attuale, agli atleti NBA è vietato partecipare alla proprietà di squadre della lega durante la carriera agonistica, per evidenti ragioni di opportunità, conflitto di interessi e tutela dell’equilibrio competitivo. Un giocatore ancora sotto contratto con una franchigia NBA non può dunque, secondo le regole oggi in vigore, diventare contemporaneamente investitore o socio di un’altra realtà riconducibile al sistema NBA.
Questo aspetto assume un rilievo particolare nel caso del possibile progetto romano, soprattutto qualora si ipotizzasse un coinvolgimento diretto di Luka Doncic non soltanto come testimonial o figura simbolica, ma come vero e proprio partner societario. In questo scenario, infatti, la sua eventuale partecipazione non dipenderebbe esclusivamente dalla volontà degli investitori, dalla disponibilità economica del gruppo promotore o dall’interesse personale del giocatore, ma sarebbe subordinata a una modifica regolamentare precisa da parte della lega.
Si tratta quindi di un passaggio ancora tutto da chiarire. La NBA potrebbe decidere di mantenere l’attuale impostazione, escludendo qualsiasi forma di partecipazione proprietaria da parte dei giocatori in attività. Oppure potrebbe introdurre una disciplina specifica per NBA Europe, magari prevedendo limiti percentuali, forme di investimento indiretto, blind trust, autorizzazioni preventive o vincoli temporali legati alla fine della carriera agonistica.
In ogni caso, ad oggi, questa apertura non risulta ancora approvata. Di conseguenza, uno degli elementi più attrattivi e mediaticamente rilevanti del progetto — il possibile legame diretto tra una superstar europea della NBA e una franchigia con sede a Roma — resta sospeso. È un’ipotesi suggestiva, certamente capace di generare attenzione internazionale, ma ancora condizionata da una decisione che la lega deve assumere e che non è affatto scontato venga presa.
In altre parole, prima ancora di valutare la sostenibilità economica, sportiva e infrastrutturale del progetto romano, esiste un tema regolamentare preliminare. Senza un cambiamento delle norme oggi in vigore, il coinvolgimento diretto di un giocatore NBA in attività nella proprietà di una franchigia NBA Europe resterebbe difficilmente praticabile. Ed è proprio su questo punto che si gioca una parte importante della credibilità e della concretezza dell’intera operazione.