3.3 milioni di spettatori: il basket è il motore degli sport di squadra dopo il calcio

04 luglio 2026 07:48

Numeri in controtendenza rispetto alla crisi del movimento

Di: Giuseppe Marmina
Il 26 giugno la SIAE ha presentato a Roma la 90° edizione del suo Rapporto annuale, “Tutti i numeri dello Spettacolo in Italia”, con i dati completi del 2025. Il presidente Salvatore Nastasi ha sintetizzato così il quadro generale: 4,3 miliardi di euro di spesa, +7% sul 2024. Dentro questo scenario, il basket ha una storia tutta sua da raccontare e i numeri, per una volta, sorridono.
Il Rapporto divide lo sport in 3 comparti: il calcio (che da solo vale il 71,7% della spesa sportiva), gli sport Individuali (il segmento premium, gonfiato dal boom del tennis) e gli altri sport di squadra: basket, pallavolo, rugby e baseball.
Questo terzo comparto chiude il 2025 in crescita su tutti gli indicatori: 5.472 eventi (+4%), 5.260.132 spettatori (+2,3%) e 64.318.705 euro di spesa (+4,8%). Vale il 7,2% degli eventi sportivi, il 13,9% del pubblico e il 7,4% della spesa e il basket domina il gruppo. Con 3.380.960 spettatori e 39.597.308 euro di spesa, la palla a spicchi si prende il 64,3% del pubblico e il 61,6% del valore economico dell’intero comparto. Pallavolo, rugby e baseball si dividono il resto. Su scala nazionale, il basket porta al palazzetto circa il 9% di tutti gli spettatori sportivi italiani. Un dato che pesa, se pensiamo che il calcio da solo fa l’82,6% degli eventi. C’è però un numero che merita una riflessione seria. La spesa media dello spettatore di basket è di 11,71 euro. Il rugby, che muove molte meno persone (459.950 presenze in tutto il 2025), viaggia a 25,97 euro a testa, trainato dai test match della Nazionale all’Olimpico, dove il Sei Nazioni ha tenuto una media di 66.459 spettatori a partita. Il calcio sta a 22,11 euro. Il tennis, che nel 2025 è cresciuto del 30,7% di pubblico, ha ormai un profilo da bene di lusso: gli sport individuali nel loro insieme valgono 64,79 euro a spettatore, il dato medio più alto di tutto il sistema dello spettacolo italiano.
Il basket, insomma, riempie i palazzetti ma li riempie a prezzi popolari. Si può leggere in 2 modi. Il primo: è un punto di forza, perché tiene lo sport accessibile alle famiglie e costruisce pubblico per il futuro. Il secondo: è un limite strutturale, perché il valore economico per spettatore resta la metà di quello del calcio e in un mercato dove tutto il sistema spettacolo cresce sul prezzo (la spesa media generale è salita a 16,99 euro, +7%, con un’inflazione ferma all’1,5%), il basket rischia di restare indietro proprio sul terreno dove si gioca la partita del 2025. Il +4,8% di spesa del comparto è crescita reale, sia chiaro, ma è metà del passo del sistema. Io credo che la verità stia nel mezzo. L’infrastruttura conta: senza arene moderne, con servizi e hospitality degni, il prezzo medio non sale e il progetto NBA Europe, con i suoi capitali americani e l’idea delle arene come asset commerciali, da valorizzare in co-branding con la lega, incombe. Qualcuno, intanto, ha già fatto da solo. Tortona ha giocato la stagione appena conclusa nella sua Nova Arena, dentro il progetto della Cittadella dello Sport, e a settembre ospiterà la Supercoppa 2026. È il primo esempio recente di club di provincia che si costruisce la casa su misura e i risultati al botteghino si vedranno nei prossimi rapporti SIAE.
Ma il cantiere più avanti di tutti è a Cantù. La Cantù Arena, circa 40 milioni di investimento e 5.200 posti (che salgono a 5.600 per i concerti), dovrebbe aprire nella seconda parte della prossima stagione: la squadra parte al PalaDesio e trasloca a impianto pronto, atteso per l’autunno 2026. È un progetto che porta in Italia due cose nuove. La gestione affidata ad ASM Global, la multinazionale che governa oltre 350 impianti nel mondo, con l’obiettivo di 80 eventi extra-sportivi l’anno, e il Personal Seat License, il diritto di proprietà temporanea su un seggiolino per 5, 10 o 15 anni, mai visto prima nel basket italiano. È esattamente il tipo di ricavo ricorrente che alza il valore per spettatore senza toccare il prezzo del singolo biglietto.
Poi c’è il salto dimensionale della Reyer. Dopo oltre trent’anni al Taliercio e ai suoi 3.500 posti, Venezia si sposterà nella nuova arena del Bosco dello Sport a Tessera, accanto all’aeroporto Marco Polo: una struttura da oltre 10.000 posti, con consegna prevista per il 2027 e il sogno di debuttare con le Final Eight di Coppa Italia. Per un club che in Europa ha sempre giocato con il freno a mano tirato dalla capienza, è un cambio di categoria. E la Virtus Bologna guarda nella stessa direzione: la Adidas Arena alla Fiera, firmata da Mario Cucinella, circa 10.500 posti e oltre 70 milioni di investimento di BolognaFiere, ha subìto uno slittamento di un anno per motivi burocratici ma resta il tassello che manca a una delle due grandi del campionato.
Il resto del Rapporto, d’altra parte, spiega bene dove sta andando il consumatore italiano di spettacolo. I concerti hanno superato per la prima volta 1,16 miliardi di euro di spesa, con una media di 36,88 euro a biglietto: il triplo di quello che si paga per entrare in un palazzetto di basket. Chi va a un live di musica pop paga quella cifra per un’esperienza che dura una sera e non si ripete. Una partita di playoff, con l’atmosfera giusta e un’arena all’altezza, quella intensità ce l’ha già, manca il contorno che permetta di prezzarla di conseguenza.
C’è poi Roma, il caso più clamoroso dell’estate: la Capitale, ferma a zero squadre di Serie A dal 2020, nella prossima stagione ne avrà 2. Il Basketball Club Roma SPQR di Donnie Nelson e Luka Doncic, nata dal titolo sportivo della Vanoli Cremona, partirà al PalaTiziano e ha già annunciato Nico Mannion come primo acquisto, ma il suo orizzonte è un altro: la copertura del Centrale del Foro Italico, un restyling da 160 milioni che porterebbe l’impianto fino a 12.500 posti e a un uso annuale, con conclusione auspicata per il 2028. Doncic ci ha già segnato il primo canestro simbolico il 25 giugno, su un parquet montato in 48 ore sul campo di Sinner. La Maxima Roma di Paul Matiasic, costruita sul titolo della Germani Brescia, avrà il PalaEur, il principale impianto coperto della città, e una wild card per la prossima Eurocup. Entrambe corrono per lo stesso premio: la franchigia NBA Europe della Capitale. Il conto, però, lo pagano Cremona e Brescia, cancellate dalla mappa. I capitali arrivano dove vedono arene e bacini e il titolo sportivo conquistato sul campo pesa meno di prima. Sono operazioni che hanno una logica precisa: si compra oggi a prezzi italiani scommettendo che il biglietto medio, un giorno, varrà parecchio più di 11,71 euro. I 16,4 milioni di incassi della Serie A 2025-26, frutto di 1.872.840 presenze in 240 partite, sono la base di partenza e chi investe pensa di poterla moltiplicare.
Il Rapporto conferma, inoltre, una fotografia territoriale che chi segue la LBA conosce bene: Nord-Est e Nord-Ovest insieme raccolgono il 69,2% degli spettatori e il 67,5% della spesa degli altri sport di squadra. È la mappa dei palazzetti che contano, da Milano a Bologna passando per il Veneto e Trento. Una mappa che dal prossimo autunno dovrà fare spazio anche a Roma.
Ma la SIAE segnala segnali di crescita anche nel Mezzogiorno. Piccoli, per ora. E in controtendenza rispetto alla propria storia: il rapporto generale indica il Sud e le Isole come l’unica macro-area del Paese che nel 2025 cresce su tutto, spesa, eventi e pubblico. Il tema quindi è aperto: se il basket vuole allargare la propria base economica, il Sud è il territorio dove c’è più spazio da conquistare. Napoli con la nuova proprietà americana è il caso più evidente.
Il 2025 del basket italiano, visto dai numeri SIAE, è l’anno di un movimento  che cresce: la base di pubblico c’è, ed è larga: oltre 3,3 milioni di presenze sono un patrimonio che pochi sport in Italia possono rivendicare. La sfida dei prossimi anni si chiama valore per spettatore: servono arene, servono esperienze, serve un prodotto che giustifichi un biglietto più caro senza tradire chi il palazzetto lo riempie oggi. Il pubblico italiano, dice la SIAE, ha dimostrato di essere disposto a spendere di più per ciò che percepisce come unico, tocca al basket convincerlo di esserlo.

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