Dopo 50 la squadra torna in città
Dal Corriere della Sera a firma Flavio Vanetti, la soddisfazione per un ritorno a casa mai così atteso. Il ritorno a casa. Dopo 50 anni trascorsi magari non lontano (il Pianella di Cucciago, in fondo, era a ridosso della città) o un po'meno vicino (il Palasport di Desio, che resterà fino a gennaio la sede delle partite interne), ma pur sempre con l'idea di essere «extra moenia». Invece da ieri la Pallacanestro Cantù è di nuovo... a Cantù e il via agli allenamenti della squadra di serie A nel Pavillon, punta avanzata (e pronta) di un'Arena in fase di ultimazione, è stato qualcosa di più di un primo giorno di scuola. Tra tante strutture ancora da sistemare, l'apertura della palestra complementare al palasport si è trasformata nel vessillo di una nuova era che vuole anche avere un gusto retro. Nessun taglio di nastro- Quello lo vedrete tra qualche mese a lavori ultimati: a settembre troveremo la data definitiva e istituzionale», spiega Andrea Mauri, a.d. di Cantù Arena -, ma in compenso tanta emozione. Questa è l'annata del novantesimo del club brianzolo, novità e storia hanno congiurato sul fronte delle date. Ed è così che, radunati di fronte all'ingresso della futura area hospitality, sopra il quale campeggerà un maxischermo led da no metri quadrati che annuncerà gli eventi nell'impianto, si sono ritrovati politici, amministratori, maggiorenti, dirigenti, giornalisti oltre ai rappresentanti italiani di Legends Global, il colosso americano dell'intrattenimento che avrà il compito di «riempire 1'impianto almeno per cento giorni all'anno al di là degli eventi cestistici». Sulla scia del nuovo che stuzzica l'amarcord, non poteva non essere emozionato, prima di tutti, Roberto Allievi, presidente e memoria storica della società. La sua famiglia, con in testa il padre Aldo, il mitico «sciùr Aldo», è sinonimo di Cantù Basket. E il Pianella fu il regalo di tanti anni fa per coltivare le ambizioni. Da tempo 1'impianto è chiuso e abbandonato, ma la Cantù Arena nascente ha scatenato un ricordo in Roberto: «Sto rivivendo quello che provai all'apertura di quel palasport. Un po' dispiace che sia tramontato, ma rivedere la squadra in città ha un fascino impagabile. Rivivo anche le difficoltà di questa gestazione non certo breve, se è vero che abbiamo impiegato tre anni e mezzo per la posa della prima pietra. Questa è una vittoria del territorio e di chi - imprenditori, sponsor, soci, garanti - ha creduto nel progetto». Ora deve parlare il campo. Cantù l'anno scorso s'è salvata in extremis e per la ripartenza ha ribaltato il gruppo: confermati solo Riccardo Moraschini e Leonardo Okeke. Il resto è tutto nuovo, detto che al raduno si è aggregato un grande ex, il già azzurro Pietro Aradori, a caccia di una squadra. Simone Giofrè, canturino pinosangue, tornato per (ri)fare il g.m., spiega la filosofia del mercato: «Abbiamo evitato scommesse per puntare su un mix di esperienza e gioventù, con l'idea che ciascun giocatore possa coprire due ruoli». Frank Vitucci, il nuovo coach, dovrà trovare la quadra e garantire una stagione tranquilla: «Siamo nella seconda fascia di un campionato nel quale tante squadre hanno alzato l'asticella. Ma ci proveremo contro tutti: la nostra arma sarà la sfrontatezza».