Ora i Blancos attendono la finalissima
Nella seconda semifinale della storia della Euroleague Supercup, il Real Madrid conquista il pass per la finale superando Dubai dopo un tempo supplementare, vendicando così la sconfitta subita alle Final Four di maggio. Il tabellone si chiude sul 98-95. Domani, alle 16:00 italiane, Fenerbahçe e Dubai si affronteranno per il terzo posto, mentre alle 19:00 le due finaliste scenderanno in campo per il titolo.
L’avvio di gara vede Dubai partire a razzo: 16-4 con un impressionante 100% nelle prime quattro triple tentate. Il Real sembra quasi spettatore, mentre Shengelia firma un’altra bomba per il 21-7. Due di queste conclusioni dalla distanza portano la firma di McKinley Wright. “Attenzione… Dubai se la passa, Madrid no. O meglio lo fa e lo perde.” L’ingresso di Facundo Campazzo, che nelle rotazioni di coach Martinez appare relegato al ruolo di terza guardia, restituisce fluidità all’attacco dei blancos, ma al termine del primo quarto il tabellone recita 27-18 per gli emiratini, forti di un 6/8 da tre.
Nel secondo quarto Dubai tocca il +16, ma la gestione scriteriata degli ultimi minuti permette al Real di rientrare: un parziale di 14-0, con Tavares protagonista, riporta i madrileni a contatto. Si va all’intervallo sul 43-42, con le scelte discutibili di Okobo che compromettono il vantaggio degli arabi. In apertura di ripresa, il francese si riscatta con due canestri di pregevole fattura, ma la partita resta in bilico e, a differenza della prima semifinale, non regala particolari emozioni.
Shengelia punisce Okeke dalla lunetta per il 62-58, ma Feliz, con una giocata individuale, consegna al Real il primo vantaggio sulla sirena del terzo quarto: 63-62. Un gancio d’altri tempi di Tavares vale il +3, massimo vantaggio madridista. Il ritmo cala, aumentano gli errori su entrambi i fronti. Pradilla infila due triple e subisce anche uno sfondamento, spingendo il Real sul +5, ma Dubai risponde con un controparziale di 5-0 che ristabilisce la parità. Coach Martinez, furioso con Maledon, chiama timeout.
Dubai propone una zona che lascia spazio a Luwawu-Cabarrot per una tripla del +6. Il francese continua a colpire, Okobo replica, Bacon accorcia le distanze e Tavares raggiunge quota 20 punti. La partita si fa caotica: Okobo centra un’altra tripla per l’80-81. Kabengele stoppa Tavares in modo spettacolare e Bacon riporta avanti Dubai a 1’44” dalla fine. Pradilla realizza un tap-in, Okobo segna ancora e a 34” dalla sirena ruba palla a TLC, volando indisturbato per l’88-85. Timeout Real: “ed ecco il capolavoro da tre proprio del colpevole in precedenza: l’ex Baskonia la mette con mille mani addosso ed un blocco di Tavares almeno sospetto.” Dubai non trova il canestro nel possesso decisivo e la gara va al supplementare sull’88 pari.
Nel tempo extra, il Real parte forte con un 5-0 firmato Feliz e la tripla di Campazzo dopo una manovra offensiva finalmente in stile “Martinez”. Bacon esce per infortunio, Dubai fatica a trovare la via del canestro ma Okobo tiene vive le speranze con una prodezza da 12 metri, mentre un errore di TLC in attacco riapre la partita. Okobo, ormai unico terminale offensivo, porta Dubai sul 96-93. Feliz perde palla, McKinley Wright va in lunetta per il -1, ma è Luwawu-Cabarrot, sempre dalla linea della carità, a siglare i liberi decisivi che regalano al Real la vittoria e la possibilità di riscattare la delusione di Oaka 2026 nella finale di domani.
Sul piano tattico, il Real Madrid di oggi è ancora lontano dalle aspettative di Pedro Martinez, come spesso accade in questa fase della stagione. Dubai, con McKinley Wright in campo, mostra una faccia ben diversa rispetto a quando è costretto a fare a meno del suo playmaker. I blancos dominano a rimbalzo, ma entrambe le squadre commettono una quantità eccessiva di palle perse: 22 per il Real e 17 per Dubai, per un totale di 39, un dato che testimonia la scarsa brillantezza tipica di settembre. “Senza dover cercare nelle statistiche le ragioni d’un successo o di una sconfitta è sufficiente valutare come Dubai quando ferma la circolazione di palla si riduca alle iniziative individuali di Okobo e Bacon, cosa che non può bastare ad alto livello.” Nel complesso, il livello tecnico di questa semifinale è apparso decisamente inferiore rispetto a quello visto tra Olympiacos e Fenerbahçe.
Un aspetto comune emerso da entrambe le semifinali è la profondità dei roster: tanti giocatori restano ai margini della rotazione e, inevitabilmente, non saranno soddisfatti. Gli infortuni e gli eventi della stagione ridurranno le scelte, ma per gli allenatori la gestione non sarà semplice.
Tra i singoli, si sono messi in luce anche alcuni nomi meno attesi. Jaime Pradilla si distingue per la sua visione di gioco da big-man, spesso preferendo l’assist al tiro, anche se in difesa paga qualche ingenuità, soprattutto negli aiuti. Mikael Jantunen, pur non essendo tra i protagonisti annunciati, si fa notare per intelligenza e solidità. Theo Maledon appare ancora acerbo e dovrà lavorare molto per insidiare Campazzo nelle gerarchie. Dwayne Bacon sorprende per ordine e razionalità, almeno finché non è costretto a caricarsi la squadra sulle spalle. Max Shulga, come già visto per Juzang nella prima semifinale, mostra di dover ancora adattarsi a questo livello. Gaby Deck, “el tortuga”, non sarà tra i preferiti di Pedro Martinez, ma pochi sanno muoversi in post come lui. Edy Tavares, infine, continua a imporsi come dominatore assoluto della lega.