Cancellieri e la sua Trento: «Siamo sfacciati!»

03 febbraio 2026 06:41

Il momento magico dell'Aquila

Dalla Gazzetta dello Sport il momento d'oro dell'Aquila raccontato dal suo coach. Trento è la squadra del momento, salita in zona playoff (7-) con tre vittorie in quattro partite, le ultime due in trasferta, l'ultima addirittura a Bologna risalendo dal -17. Come si fa a vincere in casa della prima? «Credendoci, avendo fortuna e con la capacità di non farsi prendere dal panico se la partita prende un certo verso: giocare ad alto numero di possessi ci fa prendere break ma ce li fa anche recuperare facilmente. Due difese e tre azioni da sei secondi possono diventare 8 punti. E così non stacchiamo mai». Parola di Massimo Cancellieri, 5 3 enne coach teramano tornato in Italia dopo cinque anni tra Limoges, Strasburgo e Paok: «All'estero non parlando la lingua e non conoscendo tutto quello che accade intorno è più facile, perché ti concentri solo su quello che fai. Mi sto ancora riadattando...». Le spalle larghe di un tecnico con questa esperienza, rispetto ad altri profili vagliati in estate, si sono rivelate decisive per gestire le turbolenze di una stagione con grandi alti e grandi bassi: «Quando ho scelto di venire avevo le idee abbastanza chiare su cosa mi era richiesto - dice Cancellieri -. Non è facile ricostruire, e non aiuta farlo dopo una stagione di altissimo livello: quando alzi lo standard e devi ricominciare da capo devi avere la coscienza di quello che succede e non puoi seguire i malumori». Anche perché oggettivamente l'Aquila può vincere bene con tutti e perdere male con tutti : «La squadra ha raggiunto un livello di coesione che le permette di essere abbastanza spavalda. Quando riusciamo a vincere partite non alla nostra portata è perché siamo sfacciati, quando perdiamo quelle alla nostra portata è perché la sfacciataggine non riesce a trasformarsi in solidità». Serve un passo indietro per ricordare che tutto questo nasce da un progetto tecnico anche estremo ma sicuramente unico in Italia per visione sullo sviluppo di giovani: togliendo Forray, l'età media è di poco superiore ai 23 anni. «DJ Steward, che ha fatto un anno di college, poi la G-League, è l'esempio della filosofìa: trasformare qualcuno in cui vedi qualcosa in un giocatore. E c'è un'attenzione particolare su provare a creare giocatori, in prima squadra ne abbiamo già due - Niang e Hassan - che vengono daU'Academy curata da Crespi». È un investimento - che complica la vita nel presente, in vista di risultati futuri - anche l'impegno in coppa: prima di battere la capolista in campionato, Trento aveva battuto la capolista del girone di Euroeup, il Besiktas: «Giocare è meglio che non giocare - è l'idea di Cancellieri -. È giocare che può portare attraverso gli errori alla consapevolezza di essere un giocatore migliore. In alcuni club dove il risultato è prioritario non lo puoi fare. Certe volte ci costa le partite, certe volte ce le fa vincere: in mezzo c'è la crescita del giocatore». Eccolo il manifesto di Trento. 

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