Le assenze non sembrano turbare il cammino dei lombardi
Dal Giornale di Brescia a cura di Daniele Ardenghi. Per analizzare il tema che riguarda la Germani e come la squadra gestisce le assenze (una spaventosa costante, quest'anno) vale la pena partire dai nudi dati. A partire dagli obiettivi raggiunti. La Pallacanestro Brescia ha disputato la finale di Supercoppa. Ha raggiunto la semifinale di Coppa Italia. A oggi è seconda in classifica dopo 23 giornate di campionato (attenzione, l'andata con Trapani è stata cancellata dalle statistiche, il ritorno non disputato - vale come turno di riposo). Ha 34 punti. Ha aritmeticamente raggiunto i play off battendo Trento in trasferta, l'altroieri. Ha davanti la Virtus Bologna a 36 (due sconfitte negli scontri diretti, le Vu Nere devono ancora riposare, 10 faranno domenica). Ha dietro Reyer Venezia e Olimpia Milano a 32. Gli orogranata hanno già riposato, l'unico scontro diretto è a favore di Brescia, 11 ritorno sarà al Taliercio; l'Armani deve riposare, i due scontri diretti sono per i biancoblù. Dentro. Fin qui lo stato delle cose. Calcolando tutte le competizioni, Brescia ha vinto 19 partite su 25. In campionato, 17 successi e quattro ko. Cotelli ha avuto a disposizione la totalità del roster solo in 11 casi su 25. Meno della metà. Ciò significa che in 14 gare c'è stata almeno una defezione. Poi, bisognerebbe guardare caso per caso. Ci sono partite (vedi quella in casa con la Virtus Bologna) in cuilvanovic gioca, ma visibilmente - non sta bene. Altre in cui Massinburg è in campo, ma in modalità «cammina sulle uova verso il recupero» dall'ennesimo problema muscolare. Con almeno un assente di peso (cioè un Senior, non calcoliamo gli Under) Brescia ha vinto 11 partite su 14. Le uniche tre sconfitte? A Sassari contro la Dinamo, quando mancavano Della Valle e Ndour; a Varese, quando era out Ivanovic, con l'Olimpia Milano in Coppa Italia, sempre con il playmaker montenegrino indisponibile. Le parole. Tanto coach Cotelli quanto il capitano biancoblù Della Valle si sono espressi su questo tema. Chiaramente, a livello razionale, nessuno è contento che Brescia sia sotto organico quasi «per regola». Cotelli ha preso atto del dato statistico: a Trento mancava Massinburg per l'ottava volta in stagione, e ogni volta che è mancato l'esterno di Dallas la sua squadra ha vinto. Siccome i numeri sono abbastanza grandi da non indurre a pensare a episodi, si devono in qualche modo registrare. Questo, però, non porterà mai nessuno a pensare che essere «sotto» sia un vantaggio. Tanto meno il coach, che sogna di avere tutta la rosa a disposizione per allenamenti e partite il prima e il più a lungo possibile. Della Valle, giusto per sdrammatizzare, ci ha quasi riso su. Lo scorso anno - quando al posto di Massinburg c'era il meno talentuoso, ma molto concreto Dowe - la Germani viveva in apprensione ogni mezza possibilità di infortunio, ma era stata in grado di restare sana fino (quasi) alla fine. Quest'anno accade il contrario. Ogni volta ci si chiede come si potrà fare fronte alle assenze, quasi ogni volta il gruppo trova le risorse per vincere. Il dato che rimane è quello che coincide con le indisponibilità di Massinburg, l'unico uomo nuovo della squadra rispetto allo scorso anno. Otto volte out, otto vittorie. Meglio senza CJ, quindi? La conclusione sarebbe ingenerosa verso tutto e tutti, a partire dal giocatore. Ma c'è il rovescio della medaglia. Il roster formato e cementatosi lo scorso anno è stato fin qui pazzesco, portando a casa otto gare su otto. Tra queste, pure sfide difficili, come quella di domenica a Trento. Otto volte Massinburg è rimasto out, sono arrivati altrettanti successi I festeggiamenti.