Marco Picchi: «Occhio alla Varese ferita...»

26 marzo 2026 07:48

Verso la sfida del weekend

Dalla Prealpina a cura di Giuseppe Sciascia. Marco Picchi torna a Masnago per una partita che regala sempre grandi emozioni. Ci aveva giocato 30 anni fa da giovane prodotto del vivaio del Derthona sfidando la Robur et Fides nella serie CI della stagione 1996/97; ci torna sabato da presidente della Bertram Yachts col rispetto per la gloria biancorossa. «Giocare a Varese è sempre emozionante: quando vincemmo per la prima volta nel 2023 con un libero di Christon restò una data scritta sul calendario del Derthona. Gli stendardi appesi dietro la Curva Nord, l'amicizia e la stima per un mostro sacro come Toto Bulgheroni, la visione manageriale di Scola: è una trasferta che faccio sempre volentieri». Tortona è in serie positiva da 4 turni, l'OJM è reduce dal ceffone di Napoli: è il momento giusto per venire a Masnago? «Assolutamente no: è uno dei campi più caldi e difficili d'Italia e di una squadra che ha all'attivo scalpi eccellenti come Milano e Brescia. In più sarà ferita dalla sconfitta di domenica, pertanto ci aspetta un test molto probante. Noi siamo in salute e in fiducia: abbiamo vinto 6 delle ultime 7 gare perdendo solo la finale di Coppa Italia con Milano». Dunque una trasferta da preparare con la massima attenzione? Ci aspettiamo una Varese rabbiosa per dimostrare che Napoli è stata solo una parentesi. La squadra ha talento, a ritmi alti e tanti possessi può mettere in difficoltà chiunque, ricordiamo bene la fatica del successo dell'andata firmato da una grande giocata difensiva di Biligha. Dovremo contenerne le folate senza fargli giocare il loro basket; solo una grande partita ci permetterà di tornare vittoriosi». Tortona ha 27mila abitanti e Varese poco più di 80mila: sono ancora attuali realtà di provincia ai tempi di NBA Europe votate alle grandi metropoli? Osservo con grande curiosità e rispetto le notizie che arrivano da oltreoceano. Ma il sale del nostro basket è ancora composto da realtà locali che vivono con entusiasmo. Evidente che la storia di Varese possiamo solo leggerla nei liberi, e nel nostro piccolo stiamo scrivendo pezzetti che non saranno mai come la grande Ignis. Ma sono due piazze molto legate a comunità che vivono il basket con passione. Non credo a fusioni o operazioni in provetta: la rivalità dei campanili e dei luoghi dove il basket si tramanda da generazioni alimenta l'interesse per il movimento». È per questo che Varese e Tortona condividono la visione degli investimenti su impianti e settore giovanile, al netto del gap garantito da un imprenditore con spirito da mecenate come Beniamino Gavio? «I due club convididono il modo di pensare per coinvolgere bacini d'utenza non enormi. Investire sui giovani significa creare legami forti col territorio che va oltre la città: Varese è riferimento di una provincia, noi del Basso Piemonte e della Liguria. I ragionamenti dei management possono collimare ed è un bene avere realtà che programmano oltre il singolo risultato sportivo della prima squadra». 

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