L'americano segna tanto ma non fa vincere
Da QS a cura di Alessandro Gallo, l'equivoco Edwards a Bologna. Primo posto in bilico e sei sconfitte di fila (tra campionato ed Eurolega) per un gruppo che non sorride dal 15 marzo. Da quando, senza registi di ruolo, superò e in modo netto la rivale Milano. Dopo quell'impresa solo ko. Con l'aggravante, in campo, di qualche similitudine con il passato. Chi ha qualche capello bianco, ricorderà la Virtus del triplete (tre scudetti in fila dal 1993 al 1995) e l'arrivederci (sarebbe poi tornato) a Sasha Danilovic. Per sostituire Sasha, a metà degli anni Novanta, la Virtus fece la scelta più logica. Affidarsi al bomber della serie A, Arijan Komazec. Scelta simile, per certi versi, in questa stagione post scudetto. Per trovare un'alternativa al guerriero Shengelia, all'uomo volante Cordinier e a mister tripla Belinelli, ecco il bomber dell'Eurolega, Carsen Edwards. Komazec, narrano le cronache del tempo, giocava più per se stesso e per le statistiche. Di Arijan si ricordano pochi tiri scottati nei momenti caldi. Da questo punto di vista, Carsen non ha paura ad assumersi le sue responsabilità. Ma, come Komazec, ha la tendenza a giocare da solo, uno contro cinque. In questo periodo, gliene va dato atto, si è sacrificato in un ruolo non suo, per l'assenza di playmaker. Ma anziché reagire nel migliore dei modi dopo che il club aveva scelto lui (e pure Alston Junior, Morgan, Smailagic e compagnia) e non Ivanovic, ci si aspettava un sussulto. Una prova di forza e di orgoglio. Qualche segnale contro Valencia, dove il risultato contava il giusto. Diversi errori (soprattutto il fallo inutile su Wiltjer che ha ridato fiato e coraggio alla Reyer) contro Venezia. In un basket che si decide sempre più per episodi, non un bel biglietto da visita. Anche perché Carsen era stato preso per questo. Per decidere gli episodi. Ma in positivo.