Si presenta il nuovo esterno virtussino
Da QS a firma Alessandro Gallo, le prime parole da virtussino di Dos Santos. Sorridente. Com'era sorridente, un anno fa, più o meno di questi tempi, Brandon Taylor. Oltre al sorriso, e all'altezza non eccessiva, Yago Dos Santos ha in comune la capacità di trasmettere gioia e felicità. Sarà la nascita brasiliana, sarà che conosce bene Karim Jallow, con cui aveva giocato a Ulm, e pure Nenad Jakovljevic. Ma c'è di più, come svela lo stesso Yago, nel giorno della presentazione ufficiale. «A casa mia – racconta – in Brasile, conservo in bella vista la mia foto dell'esordio in Eurolega. Sapete con chi ho esordito? Proprio contro la Virtus. Dall'altra parte del campo Milos Teodosic, per me un mito». Ce n'è abbastanza per capire che Yago (l'unico dubbio riguarda l'altezza, che varia dai 173 ai 178 centimetri, a seconda della fonte), che ha scelto la maglia numero 99 in omaggio al suo anno di nascita, è sufficientemente scafato e furbo per entrare subito in sintonia con i compagni. "Sono qui per lo scudetto", racconta. E fin qui nulla di strano o di particolarmente clamoroso. E' quello che dice dopo che, probabilmente, lo rende ancora più popolare nello spogliatoio. Se alle parole, pronunciate ieri, nella sede bianconera, darà un seguito con i fatti.
VECCHIE CONOSCENZE «Ho giocato a Ulm con Jallow E Jakovljevic mi ha allenato a Belgrado" «Giocare sotto pressione? E' il momento migliore. Uno arriva a questo punto della stagione per essere pronto a tutto. E io sono pronto a tutto. Non è una questione di minutaggio o impiego. Quando uno è in campo deve dare il massimo». L'ha fatto a Tortona, dove insieme a cose buone ha commesso errori. Ma il feeling e l'intesa con i compagni, si allenano e si affinano solo in palestra. E Yago, tra un impegno e l'altro dei compagni, è dovuto restare a guardare. Nonostante questo, però, a Tortona ha portato il suo mattoncino. Con canestri e personalità. Ha consentito ad Hackett di giocare anche come guardia, ha riportato Edwards nella sua posizione naturale. Danny-Boy ha colto l'assist al volo. Carsen, come scelte di tiro e come percentuali di realizzazioni, ha ancora tanto da farsi 'perdonare. Ma il lavoro in palestra e un maggiore confidenza con il ruolo prediletto, dovrebbe riportarlo sulla diretta via. E Yago? "Pick'n'roll, gioco in transizione? «Mi adatto a seconda delle circostanza. Posso passare il pallone come riceverlo. Ma è chiaro che, in una posizione come quella che dovrei occupare, dovrò essere più portato a smistarlo ai compagni. E l'importante, credo, è che i miei compagni siano felici». Rispetto al Taylor – quasi inevitabile termine di paragone – conosce poco dell'Italia, perché Brandon qua aveva già giocato e aveva manifestato la sua preferenza per il parmigiano-reggiano. Ma Yago conosce bene l'Europa e non ha mai dimenticato l'esordio con la Virtus. Quella maglia con i colori bianconeri deve averlo davvero affascinato. «Conosco la storia del club. So che ci sono pressioni per arrivare fino in fondo. Sono qua per questo. Sono qua per migliorarmi e per migliorare i compagni e la squadra». Musica e parole che piaceranno senz'altro a Jakovljevic, in attesa di recuperare Pajola (oggi), Morgan (domenica?) e Vildoza (a maggio). Yago è il quarto brasiliano della storia bianconera.