Muro contro muro a Trieste fra Comune e società

30 aprile 2026 06:31

Altro problema agli altri già in piedi

Da Il Piccolo a cura di Lorenzo Gatto. Si addensano nubi sul rapporto tra Pallacanestro Trieste e Comune di Trieste, con al centro della contesa la gestione del PalaRubìni. Quello che doveva essere un percorso condiviso verso il rinnovo della concessione si sta trasformando in un braccio di ferro che rischia di lasciare la squadra senza una casa e il Comune con una patata bollente tra le mani. Il cuore del problema risiede nei termini dell'attuale concessione, in scadenza il 30 giugno prossimo. Secondo gli accordi, la società avrebbe dovuto presentare un progetto di fattibilità tecnica ed economica, corredato da un piano finanziario per la gestione della stagione sportiva 2026-'27. Un documento che, tuttavia, non è mai stato consegnato. La versione della Pallacanestro Trieste sul punto è netta: l'impossibilità di procedere dipenderebbe dalla mancata ricezione di documenti tecnici fondamentali richiesti agli uffici comunali, senza i quali sarebbe stato impossibile redigere un piano preciso e professionale. La reazione del Municipio non si è fatta attendere e ha colpito direttamente il portafoglio della società. Il Comune, considerando il club inadempiente rispetto ai termini, ha deciso di negare il contributo previsto per il 2025, una cifra pari a 342 mila euro. Questi fondi, che avrebbero dovuto essere liquidati nei primi mesi del 2026, sono attualmente congelati. La posizione dell'Amministrazione comunale rimane rigida: niente progetto, niente soldi. Per la Pallacanestro Trieste la questione non è solo di principio. Gestire il PalaRubini ha oggi un costo che oscilla tra 1,1 e 1,2 milioni di euro l'anno. A fronte di queste uscite, il contributo comunale rappresentava un paracadutenecessario. Senza quel sostegno, e con i costi di manutenzione e utenze alle stelle, la società ha iniziato a interrogarsi seriamente sulla sostenibilità della gestione diretta. Ma il vero nodo politico e sportivo è un altro: l'impressione è che la società abbia ormai la valigia pronta e che, di conseguenza, gli interlocutori con cui il Comune sta alzando il muro oggi, potrebbero non essere più i medesimi domani. Da un lato, viene da chiedersi se, oltre alla freddezza del mondo imprenditoriale, non sia stata anche questa incertezza gestionale, unita a un muro burocratico apparentemente insormontabile, a spingere il presidente Paul Matiasic verso il disimpegno. Per un investitore, l'impossibilità di pianificare il futuro della propria casa è spesso il primo passo verso l'addio. Dall'altro sorge il sospetto che il Comune stia giocando in difesa: sapendo che la proprietà è comunque destinata a cambiare o a disimpegnarsi, l'Amministrazione potrebbe aver scelto di chiudere i rubinetti per evitare di investire risorse su un interlocutore che domani potrebbe non esserci più. Un'incognita che rischia di trasformarsi in un ostacolo per il futuro del basket triestino. Se l'obiettivo del Comune è quello di proteggere le casse pubbliche in vista di un possibile cambio di proprietà, la strategia del muro contro muro potrebbe rivelarsi un clamoroso autogol. Immaginare una nuova compagine societaria pronta a rilevare la Pallacanestro Trieste trovandosi davanti a una società senza palasport è, infatti, un esercizio di ottimismo al limite dell'azzardo. Una squadra senza una casa non perde solo il parquet per le partite e gli spazi per l'allenamento, perde i propri uffici, la propria sede, il cuore pulsante della sua operatività quotidiana. Il rischio concreto è che, nel tentativo di tutelarsi dal disimpegno di oggi, il Municipio finisca per scoraggiare i possibili investitori di domani.

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