Le istituzioni garanti del futuro della squadra di basket locale
Da Il Piccolo a cura di Lorenzo Gatto. Il destino della pallacanestro triestina continua a essere legato a doppio filo alla politica. Dopo il segnale di unità lanciato dalla lettera congiunta firmata dal sindaco Roberto Dipiazza e dal suo predecessore Roberto Cosolini, un fronte comune indirizzato al presidente della Fip Gianni Petrucci, il baricentro dell'azione si è spostato nei palazzi della regione. Nel pomeriggio di ieri, infatti, si è consumato l'atteso confronto tra il governatore Massimiliano Fedriga e Paul Matiasic, l'avvocato americano alla guida della società biancorossa. L'obiettivo di questo colloquio era la ricerca di una chiarezza ormai divenuta improcrastinabile. Dopo mesi di indiscrezioni, ipotesi sussurrate e un clima di incertezza che aleggiava sulla prossima stagione, la politica locale ha sentito la necessità di bussare direttamente alla porta della proprietà per capire quali siano le reali intenzioni per il futuro della Pallacanestro Trieste. Non si è trattato di una semplice visita di cortesia, ma di un tentativo di mappare il terreno su cui poggeranno le ambizioni della città nei prossimi mesi. Al termine dell'incontro è arrivata la nota della società, alla quale la Regione ha aggiunto le parole del governatore Massimiliano Fedriga. «Nel corso delle odierne interlocuzioni avvenute con la proprietà, ho ricevuto rassicurazioni circa la volontà di mantenere un progetto di basket di alto livello a Trieste. Per quanto riguarda i dettagli relativi al futuro la proprietà stessa mi ha comunicato di voler attendere la conclusione della stagione prima di affrontare ogni valutazione in maniera approfondita e condivisa». Perché aspettare la fine della stagione? La risposta sta in una sorta di consegna del silenzio che il presidente di Pallacanestro Trieste ha ricevuto nelle ultime settimane direttamente dai vertici federali e di Lega. L'invito è chiaro: non alimentare rumors e attendere che la squadra concluda il suo percorso sportivo nella post-season prima di uscire allo scoperto. Si tratta di una scelta diplomatica che punta a tutelare la regolarità dei playoff, evitando che il dibattito societario oscilli pericolosamente mentre la palla scotta sul parquet. Resta una strategia a doppio taglio: se da una parte protegge lo spogliatoio, dall'altra aumenta inevitabilmente la pressione di una piazza che chiede garanzie concrete per non veder svanire il patrimonio sportivo costruito finora. Preso atto di questa situazione di stand-by comunicativo della proprietà, adesso deve essere la città a muoversi. Non si può restare spettatori passivi in attesa di un verdetto che arriverà solo a fine stagione. Il sindaco Dipiazza ha già garantito di essersi attivato per sondare il terreno e trovare nuovi sponsor, e lo stesso spirito di iniziativa sta animando tutti coloro che hanno a cuore le sorti del basket triestino. L'idea di fondo è semplice quanto vitale, farsi trovare pronti per preparare il terreno per nuovi scenari, il tessuto economico locale è chiamato a dare una risposta di sistema. Cosa riuscirà a fare concretamente la Regione resta ancora da vedere. Il ruolo di Fedriga e della sua giunta potrebbe essere determinante non solo come garante istituzionale, ma come catalizzatore per investimenti di più ampio respiro. Per ora, la diplomazia ha scelto la via della cautela, ma è evidente che dietro quel non aggiungere altro si nasconda la consapevolezza che il tempo delle attese sta per scadere. La partita vera, quella per la sopravvivenza e il rilancio della Pallacanestro Trieste, inizierà davvero solo quando calerà il sipario sui playoff. Fino ad allora, la città resterà con il fiato sospeso.