Presa di posizione del tifo più caldo, ma anche il resto del palazzo...
Da Il Piccolo a cura di Lorenzo Gatto. Dubbi, domande, risposte che non arrivano. Il clima che si respira attorno alla Pallacanestro Trieste in queste settimane sembra uscito da una telenovela nella quale il finale viene riscritto quasi quotidianamente. La comunicazione, ormai in corto circuito da mesi, ha alimentato mille ipotesi. Ma è inutile girarci intorno: quando un proprietario mette sul piatto un'offerta monstre per la gestione del PalaEur e per prendersi Roma, il segnale è talmente forte da rendere quasi superfluo ogni comunicato ufficiale. Paul Matiasic ha già imboccato l'autostrada verso la capitale, lasciando Trieste a interrogarsi sul proprio destino proprio nel momento più delicato della stagione. L'ipotesi In questo groviglio di silenzi si fa strada un'indiscrezione che cambierebbe radicalmente i connotati del trasloco. L'ipotesi, accreditata anche da fonti decisamente autorevoli nel panorama cestistico nazionale, suggerisce uno scenario più articolato: Matiasic potrebbe sbarcare a Roma non portandosi dietro il titolo di Trieste, ma acquisendo diritti sportivi diversi. Una manovra che spiegherebbe, almeno in parte, la reazione stizzita del presidente Petrucci davanti alla lettera firmata da Roberto Dipiazza e Roberto Cosolini nella quale si chiedeva rispetto per la tradizione cestistica della città e perla passione del pubblico. L'attesa Sul fronte istituzionale, il clima è di attesa vigile: «In attesa di capire come si muoverà Matiasic ha dichiarato il sindaco Dipiazza - sto mettendo in piedi una squadra che sia pronta a muoversi e a gestire una eventuale emergenza». Gli fa eco l'ex sindaco Cosolini, che invita alla prudenza: «È difficile dare una chiave di lettura alle parole di Matiasic e del presidente della Regione Fedriga, d'altra parte li capisco. In questo momento sono vincolati a una segretezza che sta nell'ordine delle cose. Credo che la situazione sia fluida e aperta a tutti gli scenari, compresa l'ipotesi che la serie A resti a Trieste. Per il resto, esprimo soddisfazione per il fatto che la lettera firmata da me e dal sindaco Dipiazza abbia colto nel segno suscitando l'attenzione del presidente Petrucci. Sono convinto che, a prescindere dall'esito finale della vicendaquiaTrieste, la Fip debba trarre importanti insegnamenti da quanto accaduto». Vedremo se i fatti daranno ragione a questa pista: se la proprietà sceglierà di muoversi verso la Capitale con un titolo terzo, o se invece si profilerà lo scambio di diritti che lascerebbe a Trieste una categoria, ma sotto un'altra egida. L'assemblea Intanto ieri Trieste Basket, la Srl socio di minoranza della Pallacanestro Trieste, ha chiesto una convocazione urgente dell'assemblea dei soci: «I membri della compagine societaria hanno il diritto di essere informati su decisioni di questa portata prima che vengano comunicate all'esterno. Chiediamo chiarezza perché le decisioni di queste settimane riguardano non solo l'assetto societario, ma l'intera comunità che intorno a questa squadra ha costruito anni di passione e appartenenza». L'incertezza La domanda di fondo rimane intatta: qual è il progetto reale per il futu ro del basket a Trieste? Perché tra un'offerta per il PalaEur e un'indiscrezione su nuovi titoli sportivi, il rischio è che a perdersi per strada sia l'identità di una tifoseria che merita chiarezza. Vedremo se sarà effettivamente serie Al, tenendo però conto di una realtà economica ineludibile: il massimo campionato richiede oggi un investimento di circa 6 milioni di euro, cifra che si dimezza nel caso della Serie A2. Riflessione doverosa, dato che la storia recente insegna che senza un colosso alle spalle — si chiamasse Alma, Allianz o Cotogna—la massima serie rischia di divenire un abito troppo costoso per le sole forze del territorio, mentre la A2 rappresenterebbe un impegno finanziariamente più sostenibile. In questo scenario di eventuale ricostruzione, la domanda cruciale riguarda però gli uomini, prima ancora dei capitali. Il restart Chi sarà il volto della ripartenza? Chi erediterà quel ruolo di garante e tessitore che in passato è stato di Mario Ghiacci? Gli occhi sono puntati su Mike Arcieri, la cui volontà di restare è nota, ma che si scontra con una realtà economica inevitabile: chi potrà garantirgli lo stipendio attuale se ambizioni e budget dovessero ridimensionarsi? Senza una guida tecnica e societaria di peso, capace di fare scelte anche impopolari ma coerenti, il rischio è che il dopo Matiasic diventi un vuoto difficile da colmare. Trieste attende risposte, per ora riceve solo altri punti interrogativi, il tempo corre veloce verso un futuro tutto da scrivere.