Grande finale dei lagunari
Dalla Gazzetta dello Sport a cura di Giorgio Borreddu, il recap della sfida di gara 1. Molto più che Umana: questa Venezia è prodigiosa. Non servivano gli effetti speciali per vincere a Bologna. Ma un po' di fantasia sì. E poi cuore, tenacia, energia. Tutte cose che stanno dentro l'83-91 con cui Venezia schianta Bologna a casa sua, prendendosi il fattore campo. Spoiler: la serie si annuncia bellissima e lunghissima. Con una Venezia così, capace di gestire un inizio al vetriolo delle Vu Nere (subito +11) e poi giocare un quarto periodo da urlo (18-27), tutto è possibile. Il coach veneziano Spahija mette su il sorriso buono: «Abbiamo avuto forza mentale. Sul loro +11 abbiamo tenuto la testa fredda, siamo andati con il nostro piano, abbiamo fatto bene in attacco. Ma questa è la Virtus, non molla. Dobbiamo stare tranquilli. Però se posso ripetere questa partita, firmo subito». Male Bologna dall'arco (6/22). Bene Venezia, invece, che grazie a Wiltjer, mattatore con 26 punti (6 /IO da 3), si prende la scena. «Sono molto felice. Ho molto rispetto di Bologna. Ma abbiamo giocato una grande prestazione» , commenta il canadese. Spreco Questo match parla di una Virtus intermittente, nervosa e leziosa. Per battere l'Umanaaliena servirà molto di più. La fuga iniziale della Virtus è stata un inganno. Bologna partiva meglio: Diouf dava un riferimento, Edwards costruiva punti e falli, Vildoza apriva il campo. Il 23-18 del primo quarto raccontava energia, ma anche un vantaggio fragile. In pratica: le Vu Nere comandano senza fare lo strappo che serve. Se ne accorgeranno nell'ultimo quarto. 11 cambio pelle Reyer arriva però già prima, nel secondo quarto, quando Venezia inizia a trovare una logica. Wiltjer diventa il problema per gli altri: 19 punti all'intervallo, cinque triple, tanto gas. Bologna, invece, si inceppa nelle scelte: possessi forzati, letture non buone, poca continuità. L'Umana rientra col tiro pesante di Wiltjer e col lavoro sporco di Horton. Il 46-45 della sirena lunga dice già molto: Bologna ha sprecato il primo strappo, Venezia ha capito come fare. Sarà comunque una serie complicata, Io dice un terzo periodo equilibrato (19 -19), in cui nessuna delle due ha preso il controllo. Energia La Virtus ci ha provato con Diouf e con un Niang ovunque, energia pura tra recuperi e difesa. Però ogni mini-allungo è rimasto sospeso. È lì l'inghippo virtussino: tanta produzione individuale, poca continuità collettiva. Alla terza sirena, infatti, era appena 65-64. Poi nell'ultimo quarto Venezia è stata più lucida. La Reyer ha vissuto di dettagli, rimbalzi, falli conquistati, letture. Mentre Bologna è rimasta aggrappata a fiammate (anche qualche colpo a salve di Edwards, nonostante i 21 punti) e talento, ma ha pagato tutti gli errori. La penuria di punti dall'arco resta il simbolo di toppe soluzioni sbagliate. E quando Wiltjer firma la sesta tripla e Cole è glaciale dalla lunetta, l'inerzia è ormai già cambiata da un pezzo. A 38 " Hackett, eroe di altre serate, si prende la tripla che non va. Poi Bowman inchioda il punteggio sul +6, 83- 89. La persa di Edwards e i liberi di Cole fanno il resto. «Non siamo stati abbastanza aggressivi fisicamente - dice il coach Virtus Jakovljevic -, negli ultimi minuti non abbiamo più avuto forze fisiche e mentali e abbiamo regalato troppi tiri liberi agli avversari, 14 nel quarto periodo. Dobbiamo muovere meglio la palla, quando non Io abbiamo fatto abbiamo perso palloni che Venezia ha saputo sfruttare in contropiede».