sempre indecifrabile la situazione in casa Trieste
Da Il Piccolo a cura di Lorenzo Gatto. Due soli giocatori sotto contratto, le prime partenze eccellenti già certificate e un mercato virtualmente immobile. E' questa la fotografia dell'estate della Pallacanestro Trieste, in casa biancorossa è un liberi tutti che, dopo gli addii di Francesco Nanni, direzione Forlì e Mady Sissoko, volato al Reai Madrid, delinea i contorni di un'incertezza totale. Al momento, le uniche certezze nel roster rispondono ai nomi di Michele Ruzzier e Markel Brown. Due colonne, certo, ma anche due contratti decisamente pesanti che, con ogni probabilità, dovranno essere ridiscussi alla luce dei nuovi e ancora indecifrabili equilibri del budget. In questo scenario di stallo spicca poi il nodo legato a Michael Arcieri: il generai manager ha un contratto e la ferma volontà di rimanere a Trieste, ma di fronte all'attuale vuoto decisionale la domanda sorge spontanea e legittima: chi garantisce oggi per il suo ingaggio? I procuratori e gli addetti ai lavori confermano che sul mercato non c'è minima traccia di movimenti o contatti da parte del club. Una paralisi pericolosa se proiettata sulle scadenze della prossima stagione. Quello che sta andando in scena sull'asse Brescia-Trieste-Roma è la fotografia del declino del movimento cestistico italiano. Una semifinale playoff d'alto livello, che si trasforma nel palcoscenico dell'ennesimo psicodramma politico-societario. Il PalaLeonessa, venerdì scorso, ha vissuto una gara uno tra Germani e Armani surreale. Mentre in campo ci si giocava l'accesso alla finale scudetto, le domande sul presunto passaggio del titolo sportivo da Ferrari a Matiasic si moltiplicavano abordo campo, un'onda montante che non ha accennato a placarsi nemmeno pergara due. Domenica sera il patron della Germani ha provato a gettare acqua sul fuoco, cercando di tranquillizzare un ambiente inevitabilmente preoccupato. Smentite e comunicati restano, così come resta un dubbio di fondo che nessuna dichiarazione di facciata può spazzare via. Se fosse tutta un'invenzione, se fossimo davvero di fronte a una pura opera di fiction giornalistica, perché non tagliare la testa al toro? Perché non presentarsi in conferenza stampa, guardare tutti negli occhi e dire apertamente: "Signori, non scherziamo, a Brescia il basket non si tocca"? Il silenzio strategico, o le smentite a mezza bocca, di solito alimentano i dubbi anziché spegnerli. Per capire davvero la portata di questa storia, bisogna allargare l'orizzonte e guardarla anche in chiave triestina. Matiasic a Roma ci va, questo è un dato ormai consolidato: il PalaEur è pronto e l'accordo con la Stella EBK per il settore giovanile guidato da Matteo Boniciolli è lì a dimostrarlo. Il vero nodo da sciogliere, il "come" Matiasic sbarcherà nella Capitale, è ciò che tiene tutti col flato sospeso. Perché se non dovesse farlo con il titolo di Brescia, le alternative sul tavolo si ridurrebbero drasticamente, riaccendendo la spia rossa della preoccupazione per Trieste. Ed è qui che la narrazione si sposta sul fronte giuliano, dove la domanda da cinque milioni di dollari — nel vero senso della parola — è una sola: chi è oggi in grado di prendere in mano la società? I fatti, al di là delle suggestioni, dicono che per voltare pagina servono capitali veri. Soldi pesanti prima per rilevare le quote dello stesso Matiasic, e altri soldi, altrettanto pesanti, per allestire una squadra all'altezza. L'unico timido raggio di sole in questo scenario nebbioso è che Matiasic, ammesso e non concesso che l'operazione Brescia vada in porto, non sembra avere una fretta indiavolata di svendere Trieste. Gli escamotage normativi per mantenere temporaneamente il controllo di due realtànon mancano, apartire dalla formula di un trust, ma resta da vedere come e in quali tempi questi discorsi si svilupperanno.