Basi solide nella Bertram
Da Il Piccolo a cura di Marco Gotta, le parole della presidenza alla conferenza stampa. Il presidente di lungo corso del Derthona Basket, Marco Picchi, con il direttore generale Gianmaria Vacirca, al primo anno in bianconero Crescere ogni annata senza perdere di vista i principi fondamentali è la grande scommessa del club bianconero n "In un momento storico in cui si legge sui giornali che per le realtà di provincia non ci sarebbe più spazio nel basket del futuro, il primo messaggio che voglio mandare è che noi siamo una realtà di provincia pronta a rimboccarsi le maniche, a combattere e a programmare per far sì che il Derthona Basket continui ad essere una realtà importante a livello nazionale e non solo. E ovviamente è e rimarrà a farlo a Tortona, grazie alla passione che la nostra proprietà, il dottor Gavio e la sua famiglia, ha voluto mettere in questa realtà sportiva che coinvolge tutti noi, i nostri tifosi e tutte le persone che la domenica si riuniscono alla Nova Arena e che fanno del Derthona un patrimonio della nostra città e del nostro territorio". Parte subito con un piano d'in tenti chiaro e deciso la conferenza stampa di fine stagione del Derthona Basket: il presidente Marco Picchi ribadisce l'importanza del legame fra la società e il suo territorio, rafforzatosi con il ritorno a Tortona dopo undici anni di 'esilio' fra Voghera e Casale, e promette un impegno ancora più importante nei prossimi anni per garantire un futuro ai bianconeri. Una grande nostalgia Che il Derthona sia fatto soprattutto di sentimenti lo si vede anche dalle parole del direttore generale Gianmaria Vacirca: "Io mi sento di ringraziare la nostra squadra, che ha portato a compimento un percorso per certi versi molto emozionante" esordisce il direttore generale, focalizzandosi subito sull'identità profonda del gruppo. "Il primo pensiero va a quel qualcosa di irripetibile che è sempre una squadra: non troverete mai dei gruppi uguali agli altri. Ognuno ha un suo inizio e, purtroppo, anche una sua fine". Eredità umana Una fine che, per quest'anno, è coincisa con l'eliminazione dai playoff, ma che non cancella l'eredità umana lasciata dai leoni bianconeri in questa stagione. "Oggi non c'è il rimpianto per non giocare la semifinale, c'è più che altro un senso di nostalgia per quello che questa squadra ha trasmesso quotidianamente - ammette con sincerità Vacirca - il pubblico vede la squadra la domenica o il sabato, quando gioca. Però vivere la squadra significa osservarla tutti i giorni ed è lì che "Noi siamo una realtà pronta a rimboccarsi le maniche per crescere insieme al territorio" capisci la sua vera essenza, la sua statura. In questi pochi giorni passati dall'ultima partita a oggi, in me c'è soprattutto questo senso di nostalgia per quello che è stato e per quello che, inevitabilmente, non sarà più". La sfida adesso si sposta sul futuro e sulla costruzione del prossimo roster, che dovrà ripartire proprio dalle fondamenta umane gettate nei mesi scorsi. Per il Dg, la traccia da seguire è chiarissima. L'impronta e le tracce "Credo che questo gruppo abbia lasciato un'impronta. Chi andrà avanti, chi giocherà ancora qui, l'allenatore e i dirigenti dovranno essere bravi a seguire le tracce di questa impronta. Oggi esiste l'epica della normalità cioè ogni cosa che tu fai è epica. Io sono molto lontano da questo: il risultato storico, la vittoria storica, la salvezza incredibile, l'impresa del sec olo… Noi quest'anno abbiamo fatto le cose con grande "Quest'anno abbiamo gestito le cose sempre con grande coerenza, serietà e normalità" normalità, con grande coerenza, con grande serietà". Il rinnovo di Fioretti "La scelta di rinnovare Fioretti è stata naturale - ha poi continuato Picchi tornando sulla questione dell'estensione contrattuale del coach - Vacirca aveva già lavorato con Mario, io avevo sentito parlare di Mario da moltissime persone e mi chiedevo come fosse possibile avere solo riscontri positivi del professionista e dell'uomo. Dopo poche settimane ho capito subito perché. Sull'a umentare la qualità del roster, è normale che un impegno europeo comporti più partite: ci auguriamo e pensiamo di poter avere davanti a noi una stagione in cui potremmo giocare tra le 55 e le 65 gare. Ciò comporta il fatto che la costruzione del roster, da un punto di vista della quantità e della qualità, richiederà scelte diverse". Niente proclami altisonanti, dunque, né la ricerca ossessiva dell'impresa da copertina. Per il Derthona Basket il futuro si costruisce continuando a fare le cose semplici nel modo migliore possibile: una normalità rigorosa che, alla fine, è l'unico vero motore per continuare a scalare i gradini del basket che conta.