Paul Matiasic non trova piazze a disposizione
Da Il Piccolo a cura di Lorenzo Gatto. Il silenzio che avvolge il futuro della Pallacanestro Trieste pesa come un macigno sulle speranze dei tifosi e si fa, giorno dopo giorno, sempre più pesante. L'ultimo comunicato ufficiale di Paul Matiasic, datato 30 maggio, era stato una sorta di rinvio a giudizio con appuntamento fissato a fine campionato. Se oggi proviamo a tirare una linea e a unire i puntini di questa intricata vicenda, il quadro che emerge è tanto nitido da una parte quanto nebuloso dall'altra. Soprattutto, assume un significato radicalmente diverso quel "è tutto a posto" pronunciato da Matiasic lo scorso 23 maggio, subito dopo la sirena di gara 4 vinta contro la Germani Brescia. Tutto a posto, sì, ma evidentemente per il suo progetto personale. Mentre la Trieste dei canestri trattiene il fiato, Matiasic ha gettato le basi per il grande salto nella Capitale muovendosi d'anticipo e sistemando sulla scacchiera tutte le sue pedine. Ha già bloccato gli spazi del PalaEur e ha stretto una partnershipconlaStellaEbk, assicurandosi così non solo le strutture logistiche ma anche l'appoggio fondamentale del loro florido settore giovanile. Le fondamenta della nuova creatura romana ci sono tutte, insomma, manca solo il dettaglio più importante, ovvero il titolo sportivo per poter militare nella massima serie. Ed è proprio qui che il rebus diventa di difficile soluzione. L'idea iniziale di Matiasic era quella di acquisire un titolo di Serie A da un'altra piazza, lasciando Trieste al sicuro. Il mercato però si è rivelato un muro insormontabile. La Germani Brescia, fresca di uscita dai playoff, ha chiuso subito la porta, blindando la società sul territorio e ha subito iniziato a programmare il futuro, mettendo nel mirino anche il biancorosso Bannan. Anche da Scafati è arrivato un secco due di picche, con la proprietà intenzionata a mantenere salde le radici in Campania. Se in Serie A le porte si sono sbarrate una dopo l'altra, in A2 la musica non è cambiata. Torino ha risposto con un netto rifiuto e tutte le piste alternative che portavano a piazze come Cento o Ruvo di Puglia, rimbalzate insistentemente nelle ultime settimane, sono state puntualmente smentite dai fatti e dai diretti interessati. La logica degli eventi porta a una conclusione amara: lo scenario più concreto è che Matiasic decida di spostarsi a Roma portandosi dietro proprio il titolo di Trieste, lasciando alla città il compito di capire da dove poter effettivamente ripartire. Resta la domanda sul perché la società sia stata formalmente messa in vendita dopo la domanda di iscrizione alla Serie A regolarmente presentata. Anche perché, a oggi, sul tavolo di Matiasic non sono ancora pervenute concrete proposte di acquisto (un fronte su cui si sta muovendo l'ex presidente dell'Alma Pallacanestro Trieste, Gianluca Mauro), così come non sono giunte ai soci del consorzio Trieste Basket richieste di convocazione di un'assemblea. Un passaggio, questo, tutt'altro che formale: per un eventuale trasferimento di sede della società, una delibera assembleare risulta un requisito indispensabile. In tutto questo terremoto silenzioso resta un generai manager, Mike Arcieri, che continua a lavorare dietro le quinte, parlando con i giocatori e ostentando un ottimismo che in questo momento appare incomprensibile. Trieste adesso aspetta solo che Matiasic rompa il silenzio e mantenga la promessa di fare chiarezza, sperando che quel "tutto a posto" di fine maggio non fosse l'epilogo anticipato di un addio già scritto.