La finale del capitano Tex!

10 giugno 2026 06:39

Tessitori conquista a spallate la finale scudetto

Dalla Gazzetta dello Sport a cura di Giuseppe Nigro, la vigilia di finale di un grande protagonista. Amedeo Tessitori ha giocato anche Mondiali e Olimpiadi, in finale c'è già stato e l'ha vinta a Bologna, ma non è mai stato così determinante e centrale come adesso. «Sì, assolutamente. Col club è uno dei momenti più alti della carriera, quello per cui stavo lavorando. Non è ancora finita ma è un buon punto». Capitano della Reyer e della Nazionale nelle ultime finestre, arriva alla sfida per il titolo con Milano dopo aver infilato per due volte in 48 ore il massimo in carriera, decisivo per stoppare la Virtus campione e conquistarsi questo viaggio. «Credo di essere ora in una condizione abbastanza buona sia di maturità cestistica che di maturità fìsica», dice lui, da una parte schermendosi, dall'altra aprendo uno spiraglio sul privato: «È un momento della mia vita particolare, molto bello. Sono riuscito a trovare una persona con cui costruire una famiglia, Giorgia, e stiamo aspettando una bambina: siamo al quinto mese. Un momento perfetto, questa finale cade a pennello». E poi c'è la sua evoluzione di giocatore figlia di una capacità di mettersi in discussione come giocatore su cui tempo fa ha puntato i riflettori il et Luca Banchi. «Mi ci è voluto un po' per capire il mio fisico - racconta Tex, pisano di Castelfranco, dove è avvenuta una parte importante di questo lavoro -. Il basket moderno predilige l'atletismo e si sta sempre più velocizzando. Per come sono fatto io, sto cercando di compensare alcune mie mancanze atletiche in altri modi, con un lavoro fìsico adeguato che mi sta dando grandi soddisfazioni. Fuori stagione lavoro molto su alcuni aspetti sia fisici che tecnici: se avessi avuto questa voglia di migliorarmi quando ero più giovane sarebbe stato più facile... Ma ora mi dà soddisfazione: cercare di migliorarmi, di poco ma sempre un passo avanti, è quello che mi sta spingendo. Nel momento in cui un giocatore non ha più voglia di migliorarsi vuol dire che si avvicina il momento di ritirarsi». Quanto c'entra l'impatto col basket di coach Spahija? È stato come la cucina fusion, quando unisci due gusti diversi. C'è voluto un po' di tempo, a lui per inquadrare il mio gioco e a me per entrare nella sua idea di basket. Al terzo anno insieme siamo arrivati al punto in cui ci siamo ben chiariti e uniti nel modo migliore. Il suo è un gioco molto veloce in cui si tende a correre tanto, e io non sono un atleta, un centometrista. Ora cerchiamo di usare queste cose a nostro vantaggio: riesco a fermare un secondo il gioco nei momenti di maggiore caos, per tornare noi stessi prima di riprendere a correre come sappiamo. Una simbiosi che adesso sta funzionando». Le due prestazioni migliori in carriera contro la Virtus, con cui già in campionato era stato immarcabile. Motivazioni particolari da ex? No, con la Virtus ho passato due anni bellissimi. Ma al terzo anno di fila in cui incontravamo loro sinceramente non mi andava proprio di farci buttare fuori un'altra volta. Da quando abbiamo scoperto che li avremmo beccati il mio obiettivo è stato di non perdere di nuovo». Quale dovrà essere il suo ruolo contro Milano? Noi siamo una squadra che non si affida a una persona sola, ma trova il giocatore e la situazione da sfruttare a seconda delle esigenze della gara. Quello che mi viene chiesto è mettere pressione vicino a canestro, per tenere sempre qualcuno della difesa a occupare quello spazio e aprire così il campo altrove. E penso che vedermi là sotto dia anche ai compagni più fiducia nell'andare a tirare o penetrare». Cosa vi serve per competere con l'Olimpia? Dovremo essere bravi a togliere loro sicurezze. Hanno giocatori di talento in tutti i ruoli, ma ogni squadra ha punti fermi: dobbiamo cercare di non farglieli trovare facilmente come fatto finora, mettergli un po' di dubbi e farli pensare un po' di più». Motivi per credere di poter battere Milano? È impossibile affrontare una finale pensando di perderla. Si gioca sempre per vincere, ancor di più una finale. E siamo usciti dalla semifinale con molta consapevolezza e molta più fiducia perché ci ha fatto capire che il percorso di quest'anno è stato utile». È a Venezia da quattro anni, resterà anche dopo? Qui è casa, ma dopo tanto tempo in giro è giusto che dopo la fine della carriera rientri nelle mie zone, il mio toscano interiore ha bisogno di tornare in patria: a Castelfranco abbiamo tante piante di ulivo, un bel frutteto, nell'ultimo periodo abbiamo piantato un po' di vigna. Se sono pratico? Lo sarei molto di più se fossi rimasto a casa, ma quando tomo in estate un po' di ramato alla vigna vado a darlo, così come a dare una mano a mio padre e mio fratello nel bosco. Sono i momenti in cui ricarico di più le batterie. Ma finché reggo voglio giocare più possibile: tanti ex dicono che il basket gli manca, io voglio farmi venire la nausea, così la mancanza ci metterà più tempo ad arrivare. E mi sto ancora divertendo». Anche perché c'è ancora molto bisogno in Nazionale, per fare da chioccia a Diouf, Suigo e gli altri. Per carattere, la mia indole è sempre aiutare se mi viene chiesto, condivido molto volentieri la mia esperienza e il mio supporto perché così ho imparato da chi lo ha fatto con me. Ho visto in questa Nazionale ragazzi incredibili, non solo giovanissimi ma anche molto disposti a lavorare e imparare, con grande talento. Coach Banchi è un allenatore di immensa conoscenza: ogni volta che ci troviamo, esci dal raduno con qualcosa di nuovo. Vedere questi ragazzi orgogliosi e contenti di essere in Nazionale è molto positivo per il movimento». Oggi ci sono le convocazioni, lunedì il raduno. Ma prima dell'azzurro c'è il tricolore.

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