La rivoluzione Virtus prosegue
Dal Corriere dello Sport a cura di Luca Muleo, le suggestioni e gli addii dolorosi in casa bolognese. Fra dieci anni? Mi piacerebbe allenare la Virtus. Se non fossi pronto, comincerei anche da assistente. Comunque, prima opoi tornerò». Ne è passato qualcuno in più di anno, quattordici per l'esattezza, da quando Petteri Koponen parlava così, in un'intervista al Corriere di Bologna, che diventerebbe profetica se veramente l'ex playmaker fosse il nuovo allenatore bianconero. Una suggestione che cresce di ora in ora, anche se resta difficile individuarlo come favorito già designato alla panchina, cosa che avrebbe una sua logica stringente. Il budget per il coach che verrà non porterebbe a puntare verso nomi d'esperienza o affermati, neanche quelli come Perasovic, che in teoria ne potrebbe approfittare per ritrovare lTurolega dopo un po' di assenza. Giovani e arrembanti ha detto il presidente Massimo Zanetti, sembra poter valere anche per il manico. Questione di ingaggio ovviamente, e pure di garanzie tecniche, che non potranno andare oltre a intriganti scommesse, ancor più di quelle fatte lo scorso anno. Da Bello a Kokila, dal lancio definitivo di Ferrari e Diarra alla consacrazione di Diouf, più la pesca miracolosa nel mare magnum dei giocatori con punti nelle mani, sapendo che un Edwards bis, nel bene e nel male, sarà irripetibile. Possibilità e rischi vanno di pari passo, così come mettersi nelle mani di un quasi esordiente, avute esperienze, il finlandese, solo in Nuova Zelanda e nelle selezioni giovanili di Eurolega D'altronde sarebbe finita probabilmente con Jakovljevic da capo allenatore, se il cambio con Ivanovic non fosse avvenuto prima e la delusione finale non avesse bruciato il debuttante tecnico serbo. Koponen però ha un plus decisamente importante. Molto amato dalla tifoseria, l'eventuale investitura saprebbe di scelta romantica e scalderebbe qualche cuore in più, nell'estate in cui convincere i tifosi aH'abbonamento, e gli stessi sponsor a stare vicini alla causa, si preannuncia meno semplice del passato.
SALUTO DOLOROSO. A proposito di scommesse, sia pure relativa visto il pedigree con cui arrivava, comunque una di quelle che ha funzionato di più, è stata la crescita di Matt Morgan, giocatore molto migliorato da una stagione all'altra, discreto protagonista dello scudetto e soprattutto ottimo interprete per almeno tre quarti di stagione, fino a essere l'ultimo ad arrendersi in gara 4 contro Venezia. Era forse l'unico in bilico, a meno che qualcuno non si muova su Alston, è stato anche il primo a salutare di fatto con un post di ringraziamento sui social. "Questa sarà sempre casa mia" ha scritto, lasciando intendere che la sua permanenza bolognese sia arrivata al capolinea Una guardia non certo in grado di cambiare il livello della squadra, ma di assicurare fatturato pesante e con continuità, in qualche caso andando ben oltre il ruolo di semplice backup del lunatico e più limitante Edwards. In una stagione, che eventuali ribaltoni societari a parte e non per ora all'orizzonte, richiederà di fare il meglio con meno certi errori non si potranno ripetere. E non è solo, e nemmeno tanto, una questione di roster, quanto di capacità gestionale a trecentosessanta gradi.