Jeff Brooks saluta Trieste, non senza una punta di polemica...

11 giugno 2026 06:44

Due anni intensi all'ombra di San Giusto

Da Il Piccolo a cura di Lorenzo Gatto. Si chiude dopo due stagioni intense e ricche di emozioni l'avventura di Jeff Brooks con la maglia della Pallacanestro Trieste. Per il giocatore nativo di Louisville, l'esperienza giuliana è stata tra le più significative di una carriera lunga e ricca di soddisfazioni. Brooks si è immedesimato totalmente nella città, stringendo legami profondi e diventando un leader carismatico grazie a una naturale empatia e a uno spessore umano non comuni. Arrivato con lo status di veterano da Venezia, ha vissuto una prima stagione straordinaria come trascinatore e uomo spogliatoio. L'ultimo anno, purtroppo condizionato da troppi problemi fisici, non ha intaccato il legame viscerale con l'ambiente, che oggi si congeda da lui con profonda gratitudine. A testimonianza dell'impatto lasciato dal giocatore, il presidente e proprietario del Club, Paul Matiasic, ha voluto tributargli un saluto speciale: «Jeff è stato un pilastro per due stagioni. La sua assenza per infortunio ci ha penalizzati, ma la sua leadership nello spogliatoio è rimasta intatta. Di lui ricorderemo sempre due canestri storici - in Coppa Italia e in Bcl - e un carisma che ha contagiato l'intera città. Auguro il meglio a lui e alla sua famiglia». Sulla stessa lunghezza d'onda le parole del generai manager, Michael Arcieri, che ha sottolineato la simbiosi tra la crescita del club e quella dell'atleta: «La rinascita della Pallacanestro Trieste e quella di Jeff Brooks sono legate: l'una è la conseguenza dell'altra. Ci lascia momenti indelebili, come le giocate a Torino e il tap-in in Ungheria, ma soprattutto una straordinaria leadership e vitalità nello spogliatoio. Siamo grati a Jeff per il suo contributo e auguriamo il meglio a lui e alla sua famiglia». Il momento del distacco è affidato a un toccante e sincero post firmato dallo stesso Brooks. L'amarezza per la conclusione del ciclo emerge subito, ma viene filtrata da una grande maturità spirituale: «Il mio tempo qui a Trieste è giunto al termine, questi ultimi due anni sono stati semplicemente magici per me e la mia famiglia. Non è stata una mia scelta, ma quando qualcosa finisce, bisogna ricordare che quando l'uomo fa progetti, Dio ride». Per l'ala americana, Trieste è diventata una verae propria casa attraverso riti quotidiani e il calore del pubblico: «Dal clacson che suonavo tornando a Trieste sotto la roccia della fortuna al sentire 6.000 persone impazzire al PalaTrieste, tutto questo rimarrà per sempre nei miei ricordi». Nel momento del congedo, il campione ha voluto ringraziare ogni singola componente del suo percorso biennale: «Grazie a tutti i giocatori con cui ho condiviso questa maglia, agli allenatori che ci hanno preparato a crescere e a competere al massimo livello, a tutti coloro che lavorano al PalaTrieste per il loro aiuto nella nostra vita quotidiana». Infine, un pensiero speciale è andato alla tifoseria e alla cittadinanza, che hanno accolto calorosamente i suoi affetti più cari: «Alla Curva Nord per l'enorme impegno e l'energia profusa nel supportare questa squadra e, infine, alla gente di Trieste che ha accolto me e la mia famiglia a braccia aperte e ci ha fatto sentire a casa per due anni. Non posso ringraziarvi abbastanza. Spero che vi siate goduti il vostro periodo sull'Himalaya e che abbiate apprezzato la personalità, l'energia e l'aura di fuoco. Sarete sempre nel mio cuore e in quello della mia famiglia. Fino al nostro prossimo incontro, grazieTrieste, con affetto». 

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