Countdown iniziato per Trieste, sei domande e zero risposte

15 giugno 2026 07:02

Cosa vuol fare Paul Matiasic?

Da Il Piccolo a cura di Lorenzo Gatto. Il silenzio sul futuro è un rumore assordante che accompagna i giorni più caldi per la Pallacanestro Trieste. Tra il disimpegno annunciato dal PalaRubini, la nota ufficiale che ha messo il club formalmente in vendita e il sogno romano del presidente Paul Matiasic, la tifoseria si trova sospesa in un'attesa snervante. Sullo sfondo c'è una data che non ammette deroghe: il 26 giugno, termine ultimo per presentare i documenti d'iscrizione alla Serie A1. Proviamo a fare ordine nel caos degli ultimi mesi attraverso sei domande dirette, cercando di capire dove finisce il fumo e dove iniziano i fatti. Perché Matiasic vuole vendere se il suo obiettivo è Roma? È il paradosso principale di tutta questa vicenda. L'avvocato americano punta a sbarcare nella Capitale, attratto anche dalle prospettive future di una NBA Europe. Se oggi Matiasic dichiara ufficialmente di voler vendere il club giuliano, le opzioni sono due: o ha trovato un altro titolo di A1 da rilevare e trasferire a Roma (liberando così Trieste), oppure l'annuncio della vendita è una mossa strategica per prendere tempo mentre si studia la formula per richiedere alla Fip il trasferimento di sede. Chi c'è concretamente alla porta per comprare la società? I soggetti interessati sono due. Il primo è un volto ben noto alla piazza: Gianluca Mauro. L'ex presidente di Alma Pallacanestro Trieste ha rotto gli indugi presentando un'offerta formalizzata per acquisire il club, puntando forte sul radicamento territoriale e sul salvataggio del titolo. Il secondo soggetto è un misterioso gruppo che per il momento preferisce lavorare nell'ombra, portando avanti i contatti a fari spenti. Le alternative per garantire la continuità a Trieste, dunque, ci sarebbero. Cosa succede se si arriva al 26 giugno senza una cessione formalizzata? Considerando che l'obiettivo di Matiasic è spostare il basket a Roma e non farlo sparire nel nulla, se si arriverà al fatidico 26 giugno senza un passaggio di proprietà firmato dal notaio, i casi saranno sostanzialmente due. O l'avvocato americano deciderà di rimanere alla guida del club per un'altra stagione andando avanti a Trieste, oppure si consumerà lo strappo definitivo con la proprietà che saluta e la città che rimarrebbe senza pallacanestro. Perché l'attuale dirigenza non parla? Il silenzio stampa totale della governance locale, da Arcieri in giù, riflette la delicatezza della situazione. Con una proprietà americana che non si esprime, i dirigenti rimasti a Trieste si trovano di fatto con le mani legate, in attesa che l'avvocato sciolga le riserve. Parlare adesso significherebbe raccontare cose che in questo momento non sanno con certezza neppure loro. È possibile un piano B con Roma in A1 e Trieste che riparte da una serie minore? Nelle ultime settimane è circolata anche questa possibilità: Matiasic che trasferisce la Serie A1 a Roma e Trieste che riparte dalla Serie A2, acquisendo il titolo sportivo di una realtà minore (si è accennato a Cento o Ruvo di Puglia). Un'operazione tecnicamente complessa ma politicamente spendibile per non far sparire del tutto il basket sotto l'ombra di San Giusto, anche se il problema reale è che, all'atto pratico, all'orizzonte non si vedono piazze di A2 concretamente disposte a cedere il proprio titolo e a trasferirsi. 6. Come può finire questa partita a scacchi? Il tempo dei bluff è scaduto. Se Matiasic accetterà l'offerta di Gianluca Mauro o quella eventuale del gruppo che sta lavorando nell'ombra, Trieste salverà la Serie A1 e l'avvocato cercherà la sua strada per Roma altrove. Se l'avvocato dovesse invece arroccarsi sulle sue posizioni, confermando di usare Trieste per i propri piani personali, a quel punto in città il basket rischierebbe seriamente di essere finito.

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