Milano sceglie il modo peggiore per perdere

17 giugno 2026 07:02

Lasciar correre Venezia diventa sanguinoso

Dal Corriere della Sera a firma Roberto de Ponti, il commento ad una gara 3 che Milano ha gettato via nel secondo tempo. La festa è rinviata a data da destinarsi. Come minimo fino a domani, quando l'Olimpia persino irridente di gara ì e 2 proverà a capire come abbia fatto a trasformarsi in una barzelletta in un terzo quarto ai limiti della decenza, con 36 punti subiti in ogni maniera, in verticale, in orizzontale e persino senza schema, nemmeno si trattasse di parole crociate. La Reyer rientra, anzi entra, prepotentemente nella serie finale, lo fa con la faccia cattiva di Tessitori, che si porta a spasso Nebo prima e Diop poi, e quando Tex prende fiato ci pensa Horton a devastare sotto canestro i fuscelli biancorossi; lo fa con la difesa asfissiante di Bowman, che toglie l'ossigeno a Brooks e già che c'è segna pure 15 punti; con la presenza costante di RJ Cole (18), persino meno trascinan- Tessitori alla grande Senza difesa e svogliata in attacco, imperversano Tessitori e Horton sotto canestro te del solito. E quando anche Jordan Parks si iscrive alla partita, punti zero nel primo tempo, 22 nella ripresa, allora la vittoria è cosa fatta: 109-97 U risultato (e se non è record, quanto positivo è tutto da dimostrare, poco ci manca), e non raccontate a Venezia che nessuno mai ha rimontato da 0-2 in una serie finale perché, ti risponderanno, c'è sempre una prima volta. Perché c'è modo e modo di perdere, e l'Olimpia ha scelto il peggiore, prendendo 109 punti (e i 12 di scarto sono pure generosi con Milano), tirando persino con percentuali accettabili ma difendendo virgola, pagando dazio a rimbalzo (41-35 per Venezia) ma soprattutto lasciando alla ciurma di Spahjia la piacevole (per la Reyer ovviamente) sensazione che la finale scudetto sia tutt'altro che chiusa. Perché è vero che ogni partita riparte da 0-0, ma a Poeta toccherà cancellare dalla memoria dei suoi lo stupore per una serata da pugili suonati. E 48 ore non sono tante per riuscirci. Certo, nulla è perduto per Milano, fuorché l'onore e il gusto di sentirsi predestinati a un facile scudetto, dopo aver passeggiato sulla Reyer nelle prime due gare di finale. Ieri ha disputato due quarti furbetti, poca difesa (un paio di backdoor subiti in rapida successione gridano vendetta al dio del basket), qualche iniziativa privata di Shields (19 punti alla fine per lui) e l'agonismo di Bolmaro (20) l'hanno tenuta in partita per due quarti, il primo vinto 26-25 solo grazie a due ingenuità della Reyer nella manciata di secondi conclusivi (e dire che era incominciato là dove si era conclusa gara 2, pronti via e 8-2 di parziale con 5 punti del capitano e 3 di LeDay), il secondo chiuso sul 50-50 ricucendo uno svantaggio di 7 punti. Poi il diluvio a inizio ripresa, appena 5 punti segnati in 6 minuti e una sequenza imbarazzante di palle perse, mentre dal Tal tra parte fioccavano contropiedi, schiacciate e canestri dall'arco. Nebo portato a scuola da Tessitori (15 punti per lui) e con quattro falli dopo un paio di minuti, Diop impacciato e lontano parente di quello visto al Forum. In due parole: un massacro. Sotto di 17 punti, nell'ultimo quarto l'Olimpia non ha potuto far altro che sistemare un po' le statistiche di Brooks, 22 inutili punti (ma dopo 30' erano appena 6) senza mai tornare in singola cifra di svantaggio, mentre Venezia toccava quota 100 quando ancora mancavano 6 minuti alla sirena finale. Milano può contare su quattro giocatori in doppia cifra, Venezia addirittura su sei (per citarne uno: il finora impalpabile Horton ha messo a segno 15 punti con 7 su 8 dal campo), il che non depone decisamente a favore delle difese, alla faccia dei playoff. Ma nel festival del ciàpa-e-tira la Reyer ha pescato la serata giusta, 52 per cento da due, 55 da tre, e via così verso gara 4. Domani si ricomincia (o si prova di nuovo a finire, dipende dai punti divista): Milano è avanti 2-1 nella serie ma senza più quel vantaggio psicologico accumulato devastando gli avversari in casa. Venezia ha giocato (e vinto) con la forza e la leggerezza di chi non aveva più nulla da perdere (anche se con un Cole che a partita già chiusa si è scavigliato), e domani sarà ancora così. E se si dovesse andare a gara 5, vallo a spiegare che la statistica non gioca a favore della Reyer: in fondo, sono solo numeri. 

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