Abile nel gestire la transizione
Dalla Gazzetta dello Sport a cura di Antonino Morici, apporfondimento sui meriti del timoniere. Come tutte le prime volte, questa stagione da tre trofei verrà ricordata a lungo. Nei suoi 90 anni di storia mai l'Olimpia Milano si era laureata campione d'Italia con la lode degli altri due trofei nazionali, la Supercoppa e la Coppa Italia. Lo scudetto numero 32, dedicato a Giorgio Armoni a nove mesi dalla sua scomparsa, è l'approdo di una navigazione complicata: prima le onde sollevate dalla separazione da Ettore Messina, coach e presidente fino al 24 novembre, quindi il vento dell'insoddisfazione spinto da una tifoseria che chiedeva di più (e a ragione) alla campagna europea. Le difficoltà del resto, aiutano a gustare il sapore della vittoria, ed è quello che da oggi faranno gli uomini in biancorosso. Ne scegliamo tre per peso e importanza: Beppe Poeta, prima di tutto, poi Shavon Shields e Pippo Ricci. Il "coach del futuro", affiancato la scorsa estate a Messina per preparare la successione, si è trovato a gestire il "post terremoto". Compito tosto, affrontato da subito con la strategia del sorriso e della comunicazione e risolto con tre obiettivi centrati grazie anche all'aiuto della dirigenza: restituire serenità a un ambiente depresso, uscire dal vicolo cieco imboccato da Lorenzo Brown, estromesso dai piani tecnici, e infine costruire questi playoff da 9 vittorie e 2 sconfitte. Il secondo protagonista è Shavon Shields, il leader silenzioso, a tratti ombroso. Arrivato alla quinta finale con Milano (più le due disputate con Trento) e uscito dalla sfida con Venezia col suo quarto scudetto. Ha il contratto in scadenza ma di questa squadra resterà un simbolo come l'altro capitano Pippo Ricci, il veterano al quinto scudetto che anche in questa annata ha aggiunto un tassello alla sua crescita. Verticale come le ambizioni dei neo campioni d'Italia che in estate lavoreranno per riconquistare terreno anche in Europa.