Ancora incertezze attorno alla Germani
Da BresciaOggi a firma Luca Canini, la situazione in casa bresciana. II giorno dopo fa ancora più rumore. II passo indietro di Graziella Bragaglio, arrivato via social e in modo unilaterale nella mattinata di mercoledì, ha sancito l'uscita di scena della first lady del basket bresciano nella maniera più inaspettata e meno rituale. Uno strappo figlio dell'azzeramento del Cda di Pallacanestro Brescia, con Mauro Ferrari che a breve salirà al soglio presidenziale e con il figlio Pietro e il direttore operativo Marco Patuelli che entreranno a far parte del nuovo consiglio di amministrazione a ranghi ristrettissimi. Tutto deciso e formalizzato, una società a misura di proprietario unico, anche se la comunicazione ufficiale arriverà solo nel momento in cui ogni documento sarà stato timbrato e ogni formalità burocratica espletata (ieri sera il sito del club era ancora sincronizzato sull'ora di martedì, come se nulla nel frattempo fosse accaduto). E adesso? E adesso si apre una nuova fase. Anche se il modo in cui si è chiusa quella precedente non è certo stato dei più amichevoli e paciosi. La frattura tra le due anime del club è stata violenta, lo dicono i tempi e i modi delle auto-dimissioni dell'ormai ex numero uno del club, che ha giocato d'anticipo scrivendo alla piazza e spingendo sotto i riflettori dell'attenzione dei tifosi quanto sta accadendo ai piani alti di San Zeno. Parole che hanno fatto il giro dei social e che sono state ribadite ieri di persona durante la cena di fine stagione degli Irriducibili, alla quale Bragaglio ha partecipato con Matteo Bonetti. 17 anni di gioie e dolori, di vittorie e sconfitte, di sorrisi e lacrime che hanno accompagnato la scalata verso i vertici del basket italiano. Fino ad arrivare alla sterzata del 2020 e al cambio di pelle della società nel segno di Ferrari: da Basket Brescia Leonessa a Pallacanestro Brescia, con tutto quello, di bellissimo, di incredibile, di emozionante, che per merito di tutti (per-merito-di-tutti: chi già c'era e chi è arrivato dopo) è stato costruito da allora. C'è chi dice che il passaggio definitivo di testimone fosse inevitabile, e che l'eccezione non è quello che verrà ma ciò che è stato dal 2020 in poi, con due anime e un solo proprietario, ma il raffazzonato finale non è certo all'altezza di un film così bello. Il futuro è adesso E quindi? E quindi si volta pagina e si guarda avanti. Nei giorni in cui lo staff di Matteo Cotelli sta costruendo il nuovo roster e le notizie di mercato dovrebbero essere l'unica cosa che conta. Dovrebbero, al condizionale, perché nel marasma del basket italiano, al mercato delle vacche dei titoli sportivi e dei bandi di gestione dei palazzi romani, la mossa di Ferrari con annesso silenzio (si spera) precauzionale ha di nuovo attirato gli sguardi dei troppi pesci grossi che sono a caccia di prede, dei parrucconi che a breve dovranno dare una forma definitiva al prossimo campionato e più in generale di quelli che seguono da vicino la pallacanestro. La questione in sospeso è sempre la stessa, un tormentone che non fa più ridere nessuno, un amarissimo calice che si sperava definitivamente fuori portata per le labbra di Brescia: il portatore di dollari Matiasic progetta lo sbarco a Roma con una seconda squadra in Serie A dopo quella tirata in piedi dalla cordata Nelson-Doncic. Come, quando e con chi è tutto da capire. Si vive (di nuovo) alla giornata, tra una conferma da prendere sul serio (la Fiba continua a tenere monitorato quello che succede sull'asse Trieste-Brescia-Roma) e voci a ruota libera. Sperando che arrivi presto il giorno in cui si tornerà a scrivere «solo» di basket.