Un battito di ciglia, e la Germani Brescia non c'è più

27 giugno 2026 06:30

Una grande saluta il basket che conta

Da BresciaOggi a cura di Luca Canini, la chiusura del sipario di una grande del nostro basket. La quarta sirena è arrivata. Puntuale anche se non secondo programma: la Germani Brescia non esiste più. Sede e titolo sportivo traslocano a Roma, dove ad attenderli c'è la neonata Maxima dell'avvocato californiano Paul Matiasic. Firmato e ufficiale. Dopo che ieri il Consiglio federale straordinario convocato dalla Fip ha messo il timbro sulla documentazione presentata (da tempo) e avviato l'iter per il trasferimento. Prima della Federazione però era arrivato lo spoiler di Eca, la società che gestisce Eurolega ed Eurocup, con la lista ufficiale delle iscritte a questa seconda manifestazione nella quale, grazie a una wild card, risultava inserita la già citata Maxima Roma (a rappresentare l'Italia in un gruppo allargato a sei squadre del quale fanno parte anche Trento, Venezia, Tortona, Napoli e l'altra Roma, quella della cordata Nelson-Doncic). Lo spoiler a sorpresa di Eca In anticipo su Federazione e Lega, insomma, con gli occhi dellTtalia del basket puntati sulla vicenda, è toccato a un ente sovranazionale di natura privata mettere il primo, vero punto fermo e levare la maschera dal volto della neonata creatura di Matiasic, strappandola all'ombra nella quale è stata concepita e fatta crescere. Non il massimo dal punto di vista non solo procedurale, con la Fip costretta a rincorrere un attore del tutto esterno alle vicende del basket tricolore. Ma c'è dell'altro, perché oltre ai passaggi istituzionali di rito, nei quali si parla di accertati «requisiti di meritevolezza» dell'istanza, la Federazione si è sentita in dovere di aggiungere una nota di merito che getta ulteriore sale sulle ferite profonde di una piazza bresciana delusa e tradita: «Il rispetto del sentimento dei tifosi non può mai venir meno - si legge nel comunicato della Fip -, essendo il fulcro di ogni attività sportiva, il motore del movimento, ma, allo stesso modo, è necessario rispettare le scelte di ogni imprenditore a cui non è possibile impedire di operare a tutela dei propri legittimi interessi». Un passaggio non necessario, trattandosi di una comunicazione formale, che in coda a una stagione che si chiude con tre società scomparse (Trapani, Cremona e Brescia), e alla vigilia della rivoluzione americana (Roma da zero a due squadre senza tifosi e senza uno straccio di titolo conquistato sul campo), suona piuttosto sinistro oltre che cinico e crudele. E adesso cosa succede? Resta un ultimo appuntamento da cerchiare in rosso per quel che riguarda la Germani Brescia, ovvero la conferenza stampa convocata per il pomeriggio di oggi dall'ex proprietario unico Mauro Ferrari. Che non parla dal 30 maggio scorso (dal famigerato comunicato «Pallacanestro Brescia resta a Brescia»: da allora solo rassicurazioni sotto traccia anche ai più stretti collaboratori) e che potrebbe raccontare la sua verità sulla vicenda o aprire uno scenario alternativo. Inutile stare qui a fare ipotesi sui possibili colpi di scena (in che ambito? con che margini di manovra? su quale fronte?) o sui contenuti del discorso di Ferrari: tempo mezza giornata e anche qui il voto del silenzio finalmente sarà infranto. Sullo sfondo un popolo biancoblù con il cuore spezzato, in un misto di rabbia sorda, impotenza e rassegnazione, e un tessuto politico-imprenditoriale che all'improvviso scopre di avere un altro problema «sport» a Brescia dopo il tramonto inglorioso dell'era Cellino. Un horror già visto che era meglio non proiettare una seconda volta. Sperando che sia solo l'inizio di una terza stagione del grande basket bresciano.

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