Non si può metabolizzare con serenità
Da BresciaOggi a cura di Alberto Banzola, lo sconforto dei tifosi bresciani. Tra Rabbia e delusione. Sentimenti negativi misti: i tifosi della Germani hanno preso malissimo la notizia del trasloco nella Capitale della loro squadra del cuore. 17 anni di tifo e passione cestinati da un consiglio federale che ha il sapore della presa in giro quando nel comunicato della Fip si spiega che il «rispetto del sentimento dei tifosi non può mai venir meno, essendo il fulcro di ogni attività sportiva, il motore del movimento». Bellissime parole, ma nessuno ha alzato un dito per difendere uno dei pubblici più amati e invidiati della massima serie? Merito di un ambiente unico, capace di proteggere i giocatori - come spesso raccontato da chi la maglia di Brescia l'ha indossata -, con un tifo mai eccessivo ma caldo nei momenti giusti. In curva da anni c'era Daniele Biselli, amareggiato è dire poco: «Sono distrutto sospira Biso, come lo chiamano un po' tutti -. Mi hanno tolto un sogno. Mi hanno tolto le mie domeniche, il tifo con gli amici. Tutto quello di bello e divertente che avevo al di fuori del lavoro». Una batosta incredibile: «Siamo Irriducibili, di nome e di fatto: non so da dove, ma ripartiremo. Non si può disperdere un patrimonio umano come il nostro. Chi non lo capisce, non capisce niente di sport. E degli esseri umani». Un dolore profondo, perché il basket a Brescia aveva creato qualcosa di non facilmente replicabile: «Ho pianto a 53 anni e non mi vergogno di dirlo. Fa malissimo: faremo presente che siamo contrariati, con i dovuti toni. È successa una cosa brutta». Tanti i messaggi arrivati dalle altre tifoserie che si sono strette attorno ai supporter bresciani: dagli amici di Reggio Emilia e Torino, a pistoiesi, canturini, bolognesi e ovviamente i «gemelli» di Trapani. Daniela Patelli, tifosa decana del basket a Brescia fin dai tempi della Cidneo, ha il cuore spezzato: «Come pensate che mi possa sentire? Sto malissimo». Un amore viscerale, terminato all'improvviso. «Quando si fa di una squadra la ragione di vita secondaria, il dolore nel vederla sparire è immenso. Ho pianto di rabbia tutta la giornata. Il basket per me è vita: è come se me ne avessero tolta una parte». Non è la prima volta che succede a Brescia: nel 1996, dopo anni di cadute e lente risalite, Brescia cedette dopo una lunga agonia il titolo sportivo di Serie B a Ferrara. «Dopo la fine del primo Basket Brescia non mi sono sentita così male. Sono stata tra gli ultimi tifosi a seguire quella squadra: ricordo il derby con Montichiari, la B2, il ritorno in B1 e la fine delle operazioni. È già la seconda volta che succede: e se poi ci vogliono altri vent'anni per rivedere la Serie A? Come si fa? È triste». Da giorni circola la voce di un asso nella manica di Mauro Ferrari che avrebbe in serbo per la conferenza stampa a inviti che si terrà oggi alle 17. «Non saprei cosa potrebbe fare, ma non posso dargli fiducia. Ci sono modi e modi di comportarsi: non poteva parlare prima?». «Non ho sentito le sue ragioni, ma il comportamento tenuto negli ultimi giorni lo fa passare dalla parte del torto». Dalle nuove leve ai volti storici della curva, ce la sensazione forte che la verità sia stata tenuta nascosta troppo a lungo: «Non ce lo meritavamo»