Conferenza stampa di Mauro Ferrari
Da BresciaOggi a cura di Luca Canini, il resconto sintetizzato di due ore di conferenza stampa. Tutto è compiuto. La Pallacanestro Brescia non esiste più e anche l'ultima stazione della via crucis biancoblù, la conferenza stampa dell'ex proprietario unico Mauro Ferrari, da ieri è storia di quel che è stato e che nessuno avrebbe voluto che accadesse. Non una veglia funebre ma quasi (non a caso la corona da requiem deposta ai piedi della sede dagli Irriducibili); quasi due ore di messa cantata, di spiegazioni e di puntualizzazioni, con a fianco il figlio Pietro, in sala la responsabile della comunicazione della nuova proprietà a stelle e strisce, che fa capo all'avvocato californiano Paul Matiasic, al di là delle vetrate almeno duecento tifosi delusi e spazientiti, ma nemmeno un rappresentante delle istituzioni cittadine (invitate a partecipare ma significativamente assenti). Qualche momento di tensione, con i tre Irriducibili ammessi alla conferenza che lasciano i loro posti prima che Ferrari inizi a parlare, gettando una maglia blu sul tavolo dell'oratore, poi una lunga introduzione e il fuoco di fila delle domande. Il nocciolo della questione Subito al punto, al perché della decisione di cedere ma soprattutto al modo in cui è stato gestito quest'ultimo mese di silenzio nero pece. Perché cala il sipario sul progetto Pallacanestro Brescia? «Perché dal punto di vista economico la Serie A non era più sostenibile. Costi aumentati, 30 milioni di euro investiti dalla mia famiglia dal 2016 e 500mila euro attualmente nelle casse della società, non si poteva andare avanti così: quello che è successo quest'anno sarebbe accaduto l'anno prossimo. Come imprenditore non posso ragionare con il cuore, con le emozioni, ma devo tenere conto dei numeri». Una scelta di natura economica, quindi, nella piena libertà che di diritto spetta a un proprietario unico. Ma resta un punto centrale: perché nessuna parola dal 30 maggio al 26 giugno? Anzi: perché quel comunicato «Pallacanestro Brescia resta a Brescia», nel pieno delle prime voci sulla trattativa, e poi l'acquisto di John Brown III? Davvero chi ha pagato per anni l'abbonamento e ci ha messo l'anima in questa bellissima storia, perché resterà per sempre una bellissima storia nonostante il finale atroce, non ha il diritto di sentirsi preso in giro, tradito, ferito, persino arrabbiato? «Non potevo parlare - si difende Ferrari -. In ballo c'era una trattativa complicata, alla quale hanno lavorato due studi, una ventina di persone, e che solo negli ultimi giorni si è avviata verso la chiusura. Ho dovuto muovermi su due tavoli: da un lato il dovere di allestire una squadra nel caso tutto fosse saltato all'ultimo, perché c'era un campionato da affrontare, dall'altro gli accordi di segretezza presi che non potevano essere violati». Di cifre non si parla («non tutto è ancora fatto»), qualche dettaglio non torna dal punto di vista temporale, ma quel che è certo è che Brescia ha perso la Serie A e per un futuro diverso, leggasi una ripartenza dal basso, il tempo stringe assai perché di tempo se n'è perso anche troppo. E adesso che succede? Io ci sono - la mano tesa alla piazza e al Comune -. Metto a disposizione le risorse per il settore giovanile, che continuerà a lavorare, la sede se dovesse servire, e mi impegno e reperire a mie spese un titolo di A2 o di Bl. Ce ne sono due sui quali indirizzare gli sforzi sia nell'una che nell'altra categoria». Quali? Perché soprattutto in A2 il mercato sembra avere abbassato la saracinesca da tempo di fronte a qualsiasi tentativo di aggrapparsi a un salvagente. «Non lo dico perché se no il prezzo schizza alle stelle - para il colpo Ferrari -. Ma ho già un title sponsor importante. Per la Bl si può fare senza problemi». Nuova categoria, nuova società. Con o senza la famiglia Ferrari? «Dispostissimo a farmi da parte, soprattutto se il clima è questo - la risposta con riferimento ai cori dei tifosi oltre le vetrate che da un pezzo hanno già voltato pagina -. Il tempo stringe e già da lunedì sono pronto a sedermi attorno a un tavolo, anche a metterci solo i soldi e poi a sparire». Nominati più di una volta anche Graziella Bragaglio («la persona giusta come futuro presidente») e Matteo Bonetti. «Si riparta da una newco, da chiunque sia interessato a non far morire il basket a Brescia». Basket a Brescia che già c'era e che probabilmente, sotto un'altra forma, in un'altra categoria, ancora ci sarà. Ma l'impressione è che l'era-Ferrari si chiuda qui.