200 tifosi fuori dalla sala stampa
Dal Corriere della Sera la rabbia dei tifosi bresciani, orfani della loro passione più grande. Nessun asso nella manica per Mauro Ferrari, che si mette in trincea a San Zeno e si difende mentre impazza la rabbia dei 200 tifosi che lo bersagliano mentre celebrano il funerale della Germani, passata a Roma. L'ex proprietario tratteggia un piano: «Va convocato un tavolo in Loggia. Io posso comprare il titolo sportivo in A2 (ma la scadenza è martedì...) o B nazionale e devolverlo al Comune, va costituita una newco». La verità è una sola: «I soldi degli americani servivano a iniettare forze fresche nelle casse del club, che non era più sostenibile». alle pagine 2 e 3 Bertelli Ferrari: «Club non era sostenibile Compro un titolo e poi mi defilerò» Faii su A2 o B, tempi stretti: «Parlerò con la sindaca, serve una newco, io ho già lo sponsor» Non ho nessun asso nella manica». Lo dice Mauro Ferrari, l'uomo dentro al ciclone. Nessuna soluzione immediata, solo proposte, che non dipendono però più solo da lui (invita Laura Castelletti e Graziella Bragaglio a organizzare un tavolo in tempi stretti, ma i rapporti sono ai minimi termini anche se ha difeso la sindaca dagli attacchi dell'opposizione) in un pomeriggio drammatico a San Zeno, dentro la sala conferenze dove fino a tre settimane fa si parlava di scudetto e ora si discute di qualcosa che ancora non c'è. 1 tifosi fischiano all'esterno, il diretto interessato alza la voce ai tavolo che porta ancora il logo della Pallacanestro Brescia anche se, a closing avvenuto, «formalmente tutti i contratti passeranno a Roma, non ci chiameremo più così». L'ex proprietario del club ricorda i risultati nella sua gestione, tra le risposte non mancano contraddizioni ma emerge una verità trasparente: all'operazione con Paul Matiasic non ha potuto dire no «perché il basket per la mia famiglia non era più sostenibile a questi livelli». E qui iniziano i perché. «Perché non ho parlato prima? Non potevo farlo, c'erano accordi di riservatezza. Perché non ho alzato la mano per dire che ero in difficoltà? Non potevo creare problemi alla squadra, eravamo primi in classifica. E ho impegnato trenta milioni in dieci anni, nel 2020 ho rilevato il club che era in default»). Non è però più tempo per pensare a quello che è stato, anche se stridono alcuni dettagli: «Con Matiasic abbiamo iniziato a dialogare dal 7 giugno», spiega. Ma il 12 aveva visto Castelletti, rassicurandola, e ingaggiato Brown Non potevo bloccare il mercato, la cessione del titolo poteva saltare sino all'ultimo istante: dovevo essere pronto»). Non manca un affondo alla città: «Inutile vivere di ipocrisia, a Brescia i 4,5 milioni da mettere per fare la A1 non ci sono. La città reagisce, con il suo tessuto cittadino, quando ha le spalle al muro: il miracolo lo hanno fatto Pasini e Castelletti l'anno scorso». L'operazione ipotizzata da Ferrari, che vuole però distinguere i due piani, avrebbe qualche punto in comune: una ripartenza dalla A2 (la seconda serie, ma il termine è il 30 giugno, anche se lui sostiene che «ci sarebbero due titoli disponibili» benché al Corriere non risulti) o con qualche possibilità in più dalla B nazionale, dove i tempi potrebbero dilatarsi sino al 7 luglio, giorno del suo compleanno. Al titolo sportivo penserebbe lui: «Io metto a disposizione mezzo milione per le giovanili e altri fondi per acquistare il titolo sportivo e devolverlo al Comune, che lo darebbe poi in concessione a una costituenda newco per proseguire a fare basket in città. E ho già lo sponsor pronto. Un bagno di umiltà, dopo anni ai vertici, non fa male a nessuno, qui qualcuno ha perso la memoria. Poi, io mi defilerò». Il piano c'è ma a matita, i dubbi anche, il tempo manca. Ferrari parla da capo famiglia, dice: «Nella cassa 10 anni fa avevamo 30 milioni e ora mezzo, ma il passaggio della mia azienda a un fondo non c'entra. La società non produceva utili, ho approfittato degli americani per avere un'iniezione di denaro fresco e continuare a fare sport con altri parametri al Palaleonessa». La Serie A però è volata via. E anche la fiducia dei tifosi. Comunque andrà, resta il dolore. Si è rotto qualcosa, forse tutto: il colpo al cuore adesso fa rumore più della rabbia dei tifosi.