La sindaca e un pool al lavoro
A cura di Alberto Banzola e Luca Canini, su BresciaOggi, la reazione di Brescia allo shock. Ritorno al futuro. Un'epoca si chiude, con l'uscita di scena definitiva di Mauro Ferrari e il sipario sui dieci anni di Serie A e sulle 17 stagioni della seconda vita della Leonessa, qualcosa di diverso potrebbe iniziare a breve. Tagliato fuori dai giochi l'ex proprietario unico, scaricato sia dalla tifoseria che dalla politica dopo la conferenza di sabato («Brescia meritava un epilogo diverso, più trasparente, più rispettoso e più coerente con il rapporto costruito in questi anni», ha scritto la sindaca Laura Castelletti, assente nonostante l'invito all'ultimo atto della gestione Ferrari), e rispedita al mittente l'offerta di un titolo da regalare alla Loggia messa sul tavolo da mister Germani, si è già iniziato a lavorare per evitare che il basket di alto livello sparisca dal palinsesto sportivo della città. L'obiettivo ragionevolmente alla portata è la B Nazionale (quella che tutti chiamano Bl): un po' per una questione di costi e di margini di manovra (in A2 sembra a rischio il futuro di Ruvo ma l'impegno sarebbe comunque notevole), un po' perché tutte le parti in causa sono concordi sul fatto che sarebbe preferibile evitare di acquisire un titolo, puntando invece su una realtà a chilometri zero. La strada da seguire è tracciata Come? Il salvagente è l'articolo 5 del titolo I del regolamento esecutivo gare della Fip, nel quale si parla di squadre aventi diritto a partecipare ai campionati. Al comma 2 si legge: «Il consiglio federale ha la facoltà di ammettere una società sportiva a un campionato non professionistico anche in aggiunta all'organico deliberato nell'ordinamento e rispetto a eventuali squadre riserva». Mentre il comma 3 specifica: «Il consiglio federale delibera, sentita la Lega di competenza, su un'eventuale istanza di ammissione a un campionato nazionale non professionistico, di società a cui siano state riconosciute particolari finalità, per la promozione e lo sviluppo della pallacanestro e per la realizzazione di significativi scopi sociali». Una formula vaga che però vestirebbe a meraviglia il caso di Brescia, cancellata dalla cartina della Serie A con un colpo di mano dopo dieci anni vissuti da assoluta protagonista e che può vantare una storia a spicchi, non solo recente, da grande piazza. Qualcosa si sta già muovendo La strada che si proverà a seguire molto probabilmente è quella della wild card per la Bl (formula confermata: due gironi da 18 squadre, prima giornata il 27 settembre, al via le bresciane Orzinuovi e Lumezzane). Mentre sul chi è pronto a scendere in campo si deve ancora navigare (quasi) a vista. Gli occhi di tutti sono però rivolti a Matteo Bonetti e Graziella Bragaglio, la coppia presidenziale che nel 2009 riaccese il motore della pallacanestro biancoblù ripartendo dalla Serie A Dilettanti con il progetto Basket Brescia Leonessa (dal 2020 Pallacanestro Brescia). Attorno a loro, che possono godere di ampia credibilità e del gradimento totale di una piazza che solo pochi giorni fa ha celebrato con gli occhi lucidi i dieci anni dalla storica promozione del 2016, dovrebbe coalizzarsi un gruppo di imprenditori-professionisti che avrà il compito di garantire le risorse ma anche le competenze necessarie alla creatura in gestazione. Decisivi in questo senso i tavoli di confronto convocati esplicitamente dalla sindaca Laura Castelletti («quando la fiducia viene meno bisogna trovare il modo di ricostruirla»). Si partirà già oggi con i primi incontri e si proseguirà nei prossimi giorni, con la Loggia nel ruolo di facilitatore-mediatore come già avvenuto un anno fa nei giorni caldissimi della nascita dell'Union Brescia. In agenda, e non potrebbe essere altrimenti, anche il coinvolgimento dei tifosi e in particolare degli Irriducibili, che sabato, a margine del passo d'addio di Ferrari, hanno chiesto di nuovo di rimboccarsi le maniche e di fare squadra. L'idea potrebbe essere quella di una quota societaria da destinare all'azionariato popolare (in Serie A ci sono gli esempi di Varese e Trento), qualcosa di simile a quanto avvenuto sotto la gestione Bragaglio-Bonetti con l'iniziativa «Un canestro per Brescia». C'è voglia di partecipare, di reagire, di dimostrare che la piazza è ferita ma non a morte. Modello-Union, effetto-Union: da sfruttare come patrimonio inestimabile di entusiasmo a disposizione di chi verrà. Che adesso però deve stringere il cerchio e galoppare a tutta. La data da cerchiare in rosso è quella di martedì 7 luglio, termine per l'iscrizione alla Bl, con il consiglio federale che sarebbe in un secondo momento chiamato a valutare la domanda. Tempi stretti, strettissimi. La variabile critica in un mosaico di tessere che vanno messe tutte al loro posto nel giro di un amen, per poi passare alla vera fase operativa e al successivo varo della neonata società. Una corsa contro il tempo a velocità folle dalla quale dipende il futuro del basket in città. Sullo sfondo, un miraggio, quasi un sogno, un palazzetto più pieno di quello della Roma di Matiasic e una nuova Leonessa dei canestri. Magari con Bonetti-Bragaglio al timone, Sandro Santoro nella stanza dei bottoni, Franko Bushati direttore sportivo e Nikos Barlos in panchina. Troppo? Beh, già che si deve sognare, sogniamo fino infondo. Matteo Bonetti e Graziella Bragaglio?