Coach Ramagli: «Nord-Est locomotiva del basket italiano»

29 giugno 2026 06:48

L'allenatore di Verona esalta il Nord-Est da serie A

Dal Messaggero a cura di Giuseppe Pisano, l'intervista al coach vincitore neo promosso. Alessandro Ramagli ormai è il re delle promozioni. Con quella ottenuta alcune settimane fa alla guida di Verona, il tecnico livornese ha raggiunto quota cinque, sempre dalla serie A2 alla A. Forse gli resterà il rammarico di non aver potuto centrare il bersaglio anche nel 2020 con l'Apu, quando la pandemia costrinse la pallacanestro a fermarsi, ma è comunque un gran bel ruolino di marcia. Lo abbiamo raggiunto mentre si godeva il mare della sua Livorno. Ramagli, come catalogherebbe la sua quinta promozione? «È stata la più diffìcile. Anche a Pesaro la centrai da subentrato, ma in un contesto compietamente diverso. Questa è stata un'annata complicata: ero a Bergamo, la squadra mi piaceva molto, poi la società è fallita. Quando mi sono fermato ho decidere se rimettere in gioco, perché convertirsi a stagione in corso non è una cosa semplice. Ecco perché dico che è stata la più difficile: il motivo è personale, non sportivo». Adesso però è di nuovo in serie A, come lo vede il prossimo campionato? Noi siamo gli ultimi arrivati e saremo gli ultimi ad allestire la squadra. Sarà una serie A grandi firme, con un divario ancora più difficile da colmare fra le squadre di vertice e quelle che lotteranno per la salvezza. Il fatto che dieci squadre di serie A faranno le coppe europee dice tutto sulle ambizioni di certe società». Cosa pensa della compravendita dei titoli sportivi che abbiamo visto? Non sono un grande conoscitore di certi regolamenti, ma sembra che tutto rientri nelle norme . Il punto però è un altro: nello sport, quando la gente non capisce certe situazioni, il segnale non è affatto positivo. Il mio è un giudizio emozionale, perché noi viviamo in un contesto dove si cerca di trasmettere emozioni». Irrompe Roma, ma a Nord Est ci sono ben cinque squadre, comprese Verona e Udine. La geografia del basket è cambiata ed è una bella cosa vedere il Triveneto locomotiva dellaserie A. Ci saranno tanti derby e non nascondo che la presenza di tante squadre vicine semplifica il lavoro di organizzazione della pre-season. Si risparmia pure benzina, che non guasta, così riduciamo pure l'inquinamento». Come giudica finora il mercato dell'Apu? Il roster ancora non è completo, ma vedo diverse cose positive. Intanto è importante aver tenuto due stranieri solidi, poi è una cosa buona aver sostituito gli italiani in uscita con profili giusti come quelli di Cavallero, Bucarelli e Mobio. Non era facile, e mi pare che Udine non si sia indebolita, anzi. Vertemati, Conti e Pedone stanno lavorandobene». Il mercato degli italiani è difficilissimo, non crede? Sì, ma per fortuna noi abbiamo già i nostri e li stiamo selezionando. Saranno il traino della squadra come lo sono stati Alibegovic, Da Ros e Ikangi l'anno scorso per Udine. Dobbiamo essere bravi a scegliere bene le conferme, perché in A le regole sono opposte rispetto alla A2». La Nazionale come la vede? «Avverto vibrazioni positive. Ora stanno entrando in scena i finalisti play-off, più in generale mi sembra che il nuovo ciclo possa far germogliare un buon seme. Anche chi ha preceduto Banchi ha lavorato bene. Le due vittorie in amichevole sono di buon auspicio per le gare di qualificazione ai Mondiali, sarebbe bello godersi agosto con in pugno l'accesso alla seconda fase. Banchi? È toscano come me, abbiamo lavorato assieme per dieci anni al Don Bosco Livorno. Mi sembra abbiamo varato la nave nella direzione giusta, ma non avevo dubbi in merito». A proposito di allenatori, Udine ha un condottiero in Vertemati. Pareri? Adriano è un grande coach e una grande persona. Ci lega una gran confidenza, di lui posso dire che è un coach giovane e moderno, le sue squadre di fondano su valori non solo tecnici. Insomma, io posso parlare solo bene di lui. E lui di me!». Lei ha detto spesso di ammirare molto Cividale. Conferma? Sì, e credo che la serie A2 debba prender spunto. Ce ne vorrebbero dieci di Cividale, perché la A2 è il vero campionato di formazione degli italiani». 

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