Il saluto di un grande: Ettore Messina

01 luglio 2026 07:09

Commiato dall'Olimpia Milano

Dalla Gazzetta dello Sport a cura di Giuseppe Nigro, il commiato di Ettore Messina, grande uomo di basket che ha portato capacità ed esperienza a Milano. Sensibile come nelle migliori tradizioni al tabù del settimo anno, il legame tra l'allenatore italiano più vincente, Ettore Messina, e la società italiana più vincente, l'Olimpia Milano, si è chiuso ieri, alla scadenza del contratto anche per la parte da presidente delle Basketball Operations. Un settennato, col culmine nella fase centrale, che resta negli annali, a fronte di un importante apporto di risorse, con dieci trofei: otto con Messina in panchina, dalla Supercoppa 2020 a quella 2025, la doppietta Coppa Italiascudetto 2022 e il titolo della terza stella nel 2023, la continuità mancata prima nell'era Armani con i tre tricolori di fila e il ritorno alla Final Four di Eurolega nel 2021 dopo 29 anni. Ma il tecnico guarda oltre i risultati del campo, rivendicando nel comunicato di saluto «la soddisfazione di chi sa di aver dato tutto e di aver contribuito a costruire qualcosa che durerà nel tempo». Ripensando con la Gazzetta a «quando nell'estate 2019 sono stato invitato dal Signor Armani a casa sua, mi sono seduto con lui, Leo Dell'Orco e la dottoressa ladini e dopo una giornata di conversazione mi ha invitato ad allenare e dirigere la società con la richiesta di organizzarla per cambiare un po' la cultura del lavoro, perché tornasse a essere un esempio vincente con le caratteristiche del Gruppo Armani, a partire da cura dei dettagli e ricerca di persone in gamba - ricorda Messina -. Abbiamo creato uno spogliatoio, una sala video, un punto dove mangiare insieme, ampliato lo staff di supporto, diventando un club di riferimento attrattivo per giocatori di alto livello. A livello di risultati avremmo potuto fare sicuramente meglio in Eurolega negli ultimi anni però ci siamo stabilizzati come un club importante in Europa, assolvendo alla richiesta del Signor Armani che ci è stato sempre vicino con Leo Dell' Orco, una presenza discreta ma molto forte per sette anni. Con la sua scomparsa ho cominciato ad avvertire a livello personale che il mio compito si era esaurito e gli eventi dei mesi successivi hanno confermato la convinzione. Da qui la decisione di lasciarsi con un abbraccio e buona fortuna reciproca». Anche per questo non era a festeggiare lo scudetto a Venezia? Alla Final Eight c'era. Ormai sia io che la proprietà sapevamo che avremmo concluso il nostro rapporto. Mi è sembrato più gentile lasciare festeggiare chi continuerà qui e non fare una passerella inutile». Come sono stati questi mesi solo da dirigente? Il campo mi è mancato a livello di allenamenti e preparazione delle partite. Però ho fatto un'esperienza importante anche in vista del futuro, rappresentando f Olimpia nei colloqui con Tatum, Bueno e i rappresentanti dei più importanti club di Eurolega, e interessante è stato partecipare alle attività di Lega con i dirigenti dei club, Gherardini,  Bargnani...». Ha introdotto in Italia il doppio incarico presidente-allenatore e attraverso questa lente è stato valutato. Come giudica quest'esperienza? Sul piano del cambio di mentalità, sono contento di quello che abbiamo fatto rispetto agli obiettivi affidati dal Signor Armani. Tornassi indietro, a metà più o meno, dopo il secondo scudetto, avrei fatto meglio a lasciare la posizione dirigenziale a qualcun altro. Anche per mettere fine a tutte le polemiche che frequentemente si aprivano. E che, parlando di un uomo solo al comando che non ascolta nessuno, sono sempre state irrispettose per i collaboratori che il club ha avuto e continua ad avere». È andato alla Final Four in quattro decadi diverse: nei giorni del ritorno di Obradovic, cosa ha trovato difficile nel fare il coach ad alto livello così a lungo? In cosa pensa di essersi adattato e cosa no? Dal punto di vista tecnico, anche grazie all'esperienza in Nba, mi ha aiutato provare sempre cose nuove. Ho avuto squadre che correvano, dalla Benetton di Edney e la Virtus di Ginobili, e altre meno, fino a tornare a correre con f Olimpia del Chacho. Non faccio fatica a dire che la parte più diffìcile è stata l'aumento del gap generazionale, perché mentre tu invecchi i giocatori ringiovaniscono, se prima avevano 15 anni meno di te, adesso ne hanno 30 o più di meno. Ma una delle più grandi soddisfazioni dell'ultimo anno è stata relazionarmi con giocatori come Ellis o Bolmaro che hanno dimostrato disponibilità a quello che gli stava proponendo un vecchio allenatore come me». La nuova generazione è Poeta: cosa si sente di dirgli dopo avergli passato la torcia? Mi dispiace che la torcia sia stata passata in anticipo. È stato un momento non semplice per entrambi, ma sono contento per lui e per l'Olimpia che abbia colto l'occasione. Aver vinto al primo anno alla Virtus Coppa Italia e Coppa delle Coppe mi aiutò a costruirmi la credibilità per rafforzare le scelte e fimpatto sulla squadra e sul club». Cosa manca alla carriera di Messina? Un'opportunità, in campo o fuori. Nello sport dipendi dall'opportunità che ti danno: io a 29 anni ho avuto la panchina della Virtus, a 33 la Nazionale. Trent' anni dopo sono ancora qui che mi auguro che arrivi quell'opportunità, in campo o in ufficio».

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