Mancato rispetto l'accusa dell'esterno bolognese
Da La Repubblica a cura di Walter Fuochi, l'addio non indolore di capitan Pajola. Affidati undici anni di vita e canestri alla neolingua degli addii di fine contratto, Alessandro Pajola e la Virtus si sono lasciati ieri, addì 1 luglio 2026, in un divorzio officiato da Instagram. Il primo a far uscire il suo messaggio è stato l'ex capitano, il secondo il club. Dense e vibranti le tre cartelle di lui, puntate sui recenti dolori più che sulle prolungate gioie. Struggente il "Grazie Pajo" della società, fissati in un bel video i momenti di gloria dell'ex capitano, dai 4" in campo della prima volta a 15 anni in poi. Se è stata una separazione consensuale, se ne odorano soprattutto i dissensi. Uno voleva andarsene da un po', l'altra l'ha rincorso fino a un certo punto. Scolpire il profilo di un giocatore importante, anche storico, senza issarlo a bandiera, è il consapevole pareggio scaturito dall'ultima arena. Ha rotto le acque Pajola. Visto, si stampi, il papiro salpa da Ancona all'ora di pranzo. La sua stessa struttura parla forte e chiaro. Il veleno in testa, non in coda. Subito, tutto ciò che è andato male, solo dopo quel che è andato bene, con ringraziamenti, citazioni e omissioni di rito: ognuno darà la caccia alle figure mancanti o a quelle evocate solo con formule d'uso. La dedica finale al fu Alberto Bucci. Il saluto: "Vi voglio bene". La firma: Pajo. Il secondo atto tarda quattro ore. Un bel cofanetto di immagini e ricordi. Poche parole. Quando finisce un amore, visto il tanto già letto. La trama sono i cattivi pensieri di Pajo. Frasi salienti, per l'intero ordito c'è la Rete. "Nelle ultime settimane e negli ultimi mesi ho letto di tutto e di più... Le dinamiche raccontate non sono per nulla aderenti alla realtà... Ho riflettuto molto e ritengo di non dovermi giustificare con nessuno: i miei comportamenti hanno sempre descritto la persona e l'atleta che sono, un ragazzo normale e profondamente innamorato della pallacanestro... La mia famiglia, la mia compagna, i miei amici più cari e soprattutto la Virtus (intesa come entità) sanno che persona sono e come si sono svolti i fatti... E' l'unica cosa che conta, insieme alla possibilità di camminare a testa alta e con la coscienza a posto... Ho sempre tenuto i piedi per terra, lavorando con impegno, professionalità e rispetto, per ogni persona e situazione. Ho affrontato le difficoltà stringendo i denti senza mai tirarmi indietro, e mettendo sempre il bene della squadra davanti a tutto. Alla base di ogni rapporto dev'esserci il rispetto. Nelle ultime settimane, verso di me, è venuto meno". Ferito dal fuoco amico, chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto, ma del passato non ci scorderemo. A seguire, mille grazie. Ai tifosi quelli rimasti accanto...), agli allenatori, ai medici, agli impiegati, ai compagni di squadra. E al "signor Massimo Zanetti, per questi anni condivisi insieme e per gli investimenti che hanno permesso alla Virtus di tornare dove merita". Infine Bucci, che "ha creduto in me dal primo giorno e mi ha insegnato a mettere il bene della Virtus davanti al mio personale". Amen. Verso nuove avventure.