Squadra giovane e intrigante
Da QS a cura di Eugenio Petrillo, il futuro della Virtus è nelle mani di Daniel. La promessa l'aveva fatta pochi giorni prima del torneo. Lunedì l'ha mantenuta. Daniel Hackett è stato tra i protagonisti, sugli spalti, del Playground dei Giardini Margherita. Per il futuro capitano della Virtus una presenza tutt'altro che casuale, anche grazie alla vicinanza del campo 'Gianni Cristofori' alla sua abitazione, ma soprattutto per il legame speciale che lo unisce al torneo. Un rapporto che affonda le radici nel tempo. Era il 2008 quando un giovanissimo Hackett fu chiamato da Stefano Mancinelli per partecipare al torneo. Un'esperienza rimasta nel cuore, nonostante un percorso interrotto in semifinale. Ricordi che ancora oggi riaffiorano con affetto. "Rappresenta l'eccellenza in Italia del basket di strada. È un torneo che esiste da tanti anni ed è un traino per tutti gli altri tornei che vogliono crescere. Io ho avuto la fortuna di giocarci, ho bellissimi ricordi anche se avevo perso", racconta il play bianconero. Un'immagine che racconta bene anche il momento di Hackett. A poche settimane dall'inizio della nuova stagione, il classe 1987 si prepara a raccogliere l'eredità della fascia di capitano della Virtus. Un riconoscimento che va ben oltre il semplice ruolo formale. Dopo anni da leader, il ragazzo di Forlimpopoli è destinato a diventare il punto di riferimento dello spogliatoio, una vera bandiera, il cuore pulsante di un gruppo profondamente rinnovato e chiamato a ritrovare competitività in Italia e in Eurolega. La sua esperienza sarà una risorsa fondamentale. Hackett sarà l'uomo chiamato a tenere insieme il gruppo, trasmettendo mentalità ai nuovi arrivati. C'è poi l'aspetto tecnico, altrettanto centrale. La Virtus deve ancora completare il reparto esterni con l'arrivo di due guardie, mentre la cabina di regia è già definita con Marcus Carr, Rasheed Bello e Davide Casarin. Uno scenario che potrebbe permettere a Hackett di essere impiegato con continuità anche lontano dalla regia, dividendosi tra le posizioni di guardia e di ala piccola, come già accaduto in più occasioni nell'ultima parte della scorsa stagione. Una soluzione che gli consentirebbe di essere meno gravato dai compiti di costruzione del gioco, preservando energie preziose da investire nella sua qualità migliore: la difesa. Intensità e leadership oltre alla incredibile capacità di accendersi nei momenti decisivi restano caratteristiche che il tempo non ha scalfito. Anzi, in un ruolo più funzionale alle esigenze della squadra, Hackett potrebbe rivelarsi ancora una volta un fattore determinante, dentro e fuori dal campo.