Cambiamenti in corso
Da QS a cura di Eugenio Petrillo, un quadro sui cambiamenti in atto in casa bolognese. Un piede ben piantato in Europa e l'altro rivolto verso l'America. La Virtus guarda al parquet e alla stagione ormai alle porte, ma anche a quello che potrebbe esserci dietro l'angolo. Perché la pallacanestro europea si prepara a cambiare pelle e la V nera, in questo nuovo scenario, vuole esserci e farsi trovare pronta. La scorsa estate il club bianconero aveva firmato un accordo triennale con l'Eurolega, mettendo in cassaforte una presenza nella massima competizione continentale. Un passaggio importante, soprattutto quando il futuro del basket europeo appare sempre più legato a quello della Nba. La sinergia tra la lega più famosa del mondo e l'Eurolega sembra sempre più prendere forma. E qui entra in scena una parola che fino a qualche tempo fa sembrava quasi appartenere a un altro sport: franchigia. Le squadre fondatrici dell'Eurolega lo diventerebbero automaticamente, mentre per le altre sarebbe necessario mettere sul piatto una cifra importante. Per la Virtus si parla di 50 milioni di euro, da versare nell'arco di dieci anni. Una montagna di denaro, ma che dalle parti di via dell'Arcoveggio non viene considerata insormontabile. La volontà della proprietà di Massimo Zanetti è quella di affrontare l'investimento tanto che la prima parte di quella somma potrebbe iniziare a essere versata già nel prossimo futuro. Anche perché l'asset Eurolega andrebbe a sommarsi a quello, altrettanto strategico, della nuova Unipol Hall in costruzione in Fiera. Due pezzi di futuro che aumentano il peso specifico della Virtus e, inevitabilmente, rendono il marchio bianconero ancora più appetibile per possibili investitori, in particolare quelli americani. Del resto, tra Virtus e Stati Uniti c'è una storia lunga. Dai primi passi italiani ed europei di Dan Peterson all'arrivo di Sugar Richardson a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta. Fino a Michael Olowokandi, parentesi sfortunata in bianconero, ma pur sempre prima scelta assoluta del draft 1998. Poi Manu Ginobili, passato da Bologna prima di diventare una stella della Nba, Ettore Messina e il suo percorso nella lega americana ai Los Angeles Lakers e ai San Antonio Spurs al fianco di Gregg Popovich, fino a Marco Belinelli, unico italiano campione Nba e vincitore della gara del tiro da tre all'All Star Game 2014. Bologna, insomma, ha qualche carta da giocare anche oltreoceano. Non sarà una metropoli come Roma, ma può mettere sul tavolo un marchio forte, tradizione, trofei e una piazza che vive di pallacanestro. E in questo quadro c'è anche un altro tassello destinato a definirsi a breve: lo sponsor. La ricerca del nuovo partner commerciale, che sarà legato sia al campionato italiano sia all'Eurolega, è ormai nella fase finale e l'annuncio potrebbe arrivare nei prossimi giorni, magari proprio a ridosso del raduno del 24 agosto. Un altro pezzo del puzzle di una Virtus che, tra Europa, nuova Arena e futuro americano, comincia a costruire la propria prossima dimensione.