Affare da 1.2 milioni di euro
Massimo Zanetti Beverage Group, gigante del caffè con ricavi che sfiorano 1,3 miliardi di euro e guidato dall’imprenditore Massimo Zanetti, patron della Virtus Bologna, si prepara a un possibile cambio di proprietà che potrebbe segnare una svolta storica per l’azienda.
Secondo quanto riportato da Il Gazzettino, le offerte vincolanti per l’acquisizione sono attese entro ottobre. In pole position per rilevare il gruppo si sarebbero posizionati due colossi del private equity: Bc Partners e Advent.
Sul tavolo c’è una quota di controllo che potrebbe arrivare fino al 100% del capitale, con una valorizzazione complessiva dell’azienda che potrebbe raggiungere 1,2 miliardi di euro.
A rendere particolarmente interessante l’operazione è il percorso di rilancio compiuto recentemente. Nell’aprile 2024, il fondo QuattroR ha acquisito circa il 70% della società, mentre la restante partecipazione è rimasta nelle mani di Zanetti attraverso la sua holding.
Sotto la guida dell’amministratore delegato Pierluigi Tosato, la società ha accelerato la crescita e migliorato sensibilmente i risultati finanziari: nel 2025 i ricavi hanno toccato quota 1,3 miliardi, segnando un incremento del 27%. L’ebitda è salito a 86 milioni, con un balzo del 39% rispetto al 2024 e del 72% sul 2023, mentre il risultato netto è tornato positivo, attestandosi a 2 milioni di euro.
Il percorso di trasformazione è stato così descritto dal CEO: «La parola “turnaround” viene utilizzata molto, talvolta con una certa leggerezza. Una trasformazione diventa credibile soltanto quando restituisce all’impresa il controllo delle proprie leve fondamentali: redditività, generazione di cassa e capacità di investimento».
Tosato ha poi aggiunto: «I risultati del semestre dimostrano che la fase più urgente del recupero è stata completata. Ora inizia una fase diversa e, per certi aspetti, più impegnativa: trasformare il miglioramento economico in sviluppo duraturo».
L’ambizione, però, va ben oltre il semplice ritorno ai livelli pre-crisi. «Segafredo non deve semplicemente tornare dove era. Deve diventare più forte, più contemporanea e ancora più globale», ha sottolineato Tosato.
Oggi il gruppo può contare su una forza lavoro di oltre 3.000 dipendenti, una rete produttiva composta da una ventina di stabilimenti in tutto il mondo e un portafoglio di 40 marchi, tra cui Segafredo. Questi elementi spiegano l’interesse dei principali fondi internazionali.
Le prospettive per il futuro sono ambiziose. Tosato ha delineato chiaramente la rotta: «Puntiamo a portare il Gruppo verso 1,7 miliardi di euro di ricavi e a realizzare un aumento molto significativo della redditività». Il manager ha quindi precisato: «Ma non vogliamo raggiungere questi obiettivi semplicemente diventando più grandi».
E ancora: «Il vantaggio di Segafredo non è soltanto il marchio. È la combinazione tra marca, footprint industriale, distribuzione internazionale, conoscenza locale e velocità decisionale».
La possibile cessione arriva dunque al culmine di una profonda trasformazione aziendale, con prospettive di ulteriore crescita. «Segafredo non sta semplicemente recuperando. Stiamo costruendo una piattaforma globale capace di trasformare la propria presenza internazionale in crescita sostenibile, maggiore redditività e un vantaggio competitivo sempre più difficile da replicare», ha concluso Tosato.