La FIBA ha intervistato Alberto Cecere, responsabile di Superbasket Memorabilia, per la sua collezione unica in Europa. Cecere infatti possiede una delle collezioni di memorabilia cestistica più ricche ed importanti nel nostro continente e si definisce uno studioso del gioco. È anche per questo che è un membro stimato della FIBA Community of Basketball Historians.
UDINE (Italia) – Alberto Cecere potrebbe essere considerato, in prima battuta, un collezionista di oggetti legati alla pallacanestro. Ma chi lo conosce davvero descrive il 67enne come qualcosa di più: uno storico, e perfino uno studioso del gioco, animato dal desiderio di trasmettere le conoscenze accumulate insieme ai suoi oggetti da collezione in oltre quarant’anni di passione e ricerca.
Cecere è oggi uno dei collezionisti più influenti al mondo, soprattutto in Europa. Nato a Palmanova, vicino a Udine, ammette lui stesso di non sapere con precisione quanto sia grande la sua collezione. In un’intervista esclusiva alla FIBA Foundation, ha dichiarato:
“Migliaia e migliaia. Solo di divise ne ho più di mille.”
Quella collezione lo ha trasformato: da semplice tifoso a custode della memoria, da appassionato a storico, fino a conquistare con pieno merito un posto nella Community of Basketball Historians.
La FIBA ha raccolto 90 anni di storia e patrimonio della pallacanestro grazie alle proprie collezioni, e per valorizzare questa ricchezza culturale sta lavorando alla creazione di una rete globale di storici ed esperti. Gli obiettivi sono condividere conoscenze sulla storia e sui valori del basket, promuovere collaborazioni tra musei, Federazioni Nazionali e istituzioni culturali, e sostenere attività che celebrino la legacy di questo sport.
Quando gli viene chiesto di descrivere l’ampiezza della sua collezione, Cecere sceglie una parola netta:
“La definizione migliore è ‘arsenale’. Ho tutto: scarpe, divise, maglie, palloni, libri, orologi, medaglie, coppe. Tutto ciò che riguarda il basket. Ho anche oggetti storici molto importanti, come i primi orologi dei 24 secondi.”
Con entusiasmo, Cecere racconta di quando trovò online i due grandi cronometri dei 24 secondi, ciascuno grande quanto una valigia da viaggio.
“Il venditore americano non sapeva davvero cosa fossero. Io ho fatto ricerche e ho trovato fotografie in libri NBA e perfino al Naismith Basketball Hall of Fame. Ho deciso di comprarli”, ricorda.
“Il problema era la spedizione: erano pesanti, pieni di fili e luci. La dogana italiana mi chiamò perché era un periodo delicato, a causa di attentati terroristici. Non capivano cosa ci fosse dentro. Per fortuna, il doganiere era un appassionato di basket. Gli mostrai alcune foto su riviste americane e li lasciò passare.”
Approfondendo le ricerche, Cecere scoprì che di questi orologi esistono oggi pochissimi esemplari:
“Uno è al Naismith Hall of Fame di Springfield, uno in un college americano frequentato dall’inventore, e una replica è esposta a Syracuse. Gli altri due sono a casa mia.”
Cecere possiede quasi tutto ciò che si può immaginare. Quasi. Il suo primo ricordo legato alla pallacanestro è un polsino arancione ricevuto da David Hall, giocatore della squadra di Serie A di Udine, alla festa di fine stagione del 1972-73. Cecere lo indossava ovunque, persino nascondendolo sotto la camicia della domenica quando andava in chiesa.
“Quando finalmente ricevetti quel polsino, divenne un simbolo di appartenenza. Mi faceva sentire più grande, più forte, come un supereroe”,ricorda.
E quello, in fondo, lo ha portato fino a qui:
“È stata la scintilla che mi ha dato la passione di iniziare a cercare oggetti capaci di raccontare la storia della pallacanestro.”
Anche Cecere ha giocato a basket, disputando campionati minori in Italia, e ha persino preso parte a una partita di Coppa Italia con la Lebole Mestre contro Udine. E, come si può immaginare, anche qui non manca un aneddoto.
“Il mio allenatore mi fece entrare con la maglia di un altro giocatore, quella di Luciano Bosio. Qualcuno sugli spalti urlò: ‘Avete messo Bosio in lavatrice? Si è rimpicciolito!’ Ma vincemmo la partita. Io continuo a giocare ogni settimana e d’estate quasi ogni giorno nei playground.”
L’inizio del collezionismo
Il percorso da collezionista iniziò con studio e curiosità: nomi delle squadre americane, college, colori delle divise. Cecere acquistò alcune maglie replica e, successivamente, incontrò un dealer statunitense del Wisconsin specializzato in memorabilia sportiva.
A un certo punto arrivò quello che lui definisce il suo “primo pezzo importante”: una maglia dei Sacramento Kings appartenuta a Derek Smith.
“La scelsi perché non potevo permettermi pezzi molto costosi, quindi cercavo storie speciali. Smith è considerato il giocatore che ha introdotto il ‘cinque’ nel basket”, spiega Cecere.
“Quello mi ha aperto un mondo completamente nuovo”, racconta sorridendo. “Sono partito con un piccolo budget mensile. All’epoca i prezzi erano accessibili. Ho comprato perfino pantaloncini NBA usati in partita per 5 dollari. Col tempo, poi, ho ricevuto molti regali da tifosi, giocatori e allenatori.”
La collezione è cresciuta costantemente, soprattutto grazie a due fattori: il tempismo e Internet. Il tempismo, perché Cecere ha iniziato presto, quando molti oggetti avevano ancora un valore accessibile. Internet, perché ha ampliato enormemente la possibilità di trovare pezzi da ogni parte del mondo.
“Ho iniziato a condividere la collezione sui social, soprattutto su Facebook, e nei gruppi di ex giocatori. Hanno visto la mia passione e la cura con cui preservavo questi oggetti. Ho iniziato a ricevere pezzi non solo da giocatori ‘normali’, ma anche da giocatori molto importanti. Ho oggetti provenienti da tornei olimpici e partecipo spesso a eventi con ex giocatori. Ormai sono conosciuto in questo ambiente”, racconta Cecere.
Dove conservare tutto (e come mostrarlo)
Due domande ricorrono spesso: dove conserva tutto e se sia possibile vedere la collezione. Cecere spiega che custodisce questa enorme quantità di oggetti in diversi depositi, con l’aiuto di amici. E vedere l’intera raccolta, naturalmente, è più complicato.
“L’unico modo è attraverso le mostre, dove viene esposta una parte della collezione”, sottolinea.
Come, ad esempio, la mostra Superbasket 45 Tesori della Memoria (Treasures of Memories), dal 22 aprile al 4 giugno 2023 a Pesaro, realizzata per celebrare il 45° anniversario della storica rivista italiana Superbasket.
Gli oggetti più “preziosi”
Con così tanti pezzi, a Cecere viene posta una domanda quasi impossibile: quali sono gli oggetti che sente più importanti dal punto di vista affettivo?
“All’inizio, il mio oggetto più prezioso era una maglia di Larry Bird, perché lo consideravo il giocatore più grande e un leader per i suoi compagni”, racconta.
“Col tempo, però, la mia prospettiva è cambiata. Ora mi interessa soprattutto la storia e le origini del gioco.”
Tra i pezzi più particolari, Cecere cita anche la maglia degli Harlem Globetrotters donata a Papa Francesco nel maggio 2015, con la scritta “Pope Francis” e il numero 90.
Ma uno dei suoi oggetti più significativi è una divisa femminile dei primi anni del Novecento, perché – spiega – rappresenta l’emancipazione delle donne.
Non conosce l’anno esatto della divisa, ma aggiunge:
“Ho una foto di una squadra che indossa lo stesso tipo di divisa nei primi anni del 1900 e la espongo insieme alla foto per dare contesto.”
Il prossimo sogno
Quale sarà il prossimo grande desiderio di Alberto Cecere?
“Dico sempre: ‘Dopo questa smetto’, ma c’è sempre un altro sogno. Quello che vorrei più di tutti è una maglia di Krešimir Ćosić. È difficilissima da trovare, ma per me è uno dei più grandi giocatori europei di sempre: qualcuno che era avanti di decenni rispetto alla sua epoca”, spiega.
Per Cecere, collezionare non è soltanto un hobby: è un modo per far sì che le nuove generazioni ricordino quelle del passato.
“Ho capito che in Italia, soprattutto, i giocatori più anziani non vengono celebrati abbastanza. Si sentono come una generazione perduta. Io cerco di dare riconoscimento storico a questi pionieri e di valorizzarne i meriti”, afferma.
Collezionare, inoltre, significa studiare la storia del gioco e i suoi diversi periodi.
“La parte più interessante di un oggetto è ciò che c’è dietro. Studiare regole, strategie e tattiche nel tempo ti aiuta a capire come si è evoluta la società. La pallacanestro è stata uno specchio della società. Nei primi anni del 1900 rappresentava modernità. E studiando vecchi libri e manuali si può comprendere lo spirito di quell’epoca”, spiega.
L’amicizia con Giampiero Hruby
Tra gli amici più stretti di Cecere c’è Giampiero Hruby, ex giocatore e allenatore per oltre vent’anni, che in seguito ha acquistato le riviste italiane Superbasket, Giganti del Basket e American Superbasket, riportandole a nuova centralità. I due sono cresciuti insieme a Udine e sono rimasti vicini nel corso dei decenni.
“Alberto è uno studioso della pallacanestro. Studia cose che pochissimi studiano e porta una conoscenza fondamentale. I giocatori imparano la tecnica, ma raramente viene insegnata loro la storia, gli oggetti e la cultura del gioco. È questo che Alberto cerca di trasmettere”, ha detto Hruby alla FIBA.
“Insegna basket attraverso iniziative nella sua regione, il Friuli Venezia Giulia, e nelle università. Non come un allenatore tradizionale, ma condividendo una conoscenza più profonda e spesso sottovalutata.”
Cecere ascolta con modestia le parole dell’amico e resta per un attimo assorto nei propri pensieri.
L’eredità
Quale sarebbe l’eredità che Alberto Cecere vorrebbe lasciare?
“È una domanda difficile. Spero di aver contribuito, anche solo in piccola parte, a far luce su aspetti meno conosciuti della pallacanestro. Anche quando tengo lezioni in università, il mio obiettivo è restituire qualcosa a questo sport. Come dico sempre: ‘Everything for basketball, everywhere.’”
La sua passione per la storia del gioco e la promozione dei suoi valori lo hanno condotto nella Community of Basketball Historians. Dopo la mostra Superbasket 45 Tesori della Memoria, la FIBA Foundation lo ha invitato a visitare la Patrick Baumann House of Basketball in Svizzera, per esplorare possibili collaborazioni e costruire una relazione solida.
“La FIBA Foundation non si limita a preservare la memoria del gioco, ma le dà attivamente significato per il presente e per le generazioni future — custodendo l’anima culturale della pallacanestro con la stessa passione con cui viene giocata in tutto il mondo”, ha dichiarato Alberto.
Fonte: https://about.fiba.basketball/en/news/extraordinary-collector-alberto-cecere-is-more-than-a-historian-he-is-a