Le offerte vincolanti per entrare in NBA Europe hanno superato le aspettative.
Il termine per la presentazione delle offerte vincolanti su NBA Europe è scaduto martedì alle 6 del mattino italiane e i dati diffusi delineano un’asta competitiva ben oltre le attese: manifestazioni d’interesse formalizzate per tutte le 12 piazze, oltre 20 offerte provenienti da club di calcio e basket già operativi (EuroLeague inclusa), diverse proposte sopra la soglia del miliardo di dollari. La forchetta di valutazione indicata dalla lega, tra 500 milioni e 1 miliardo per singola licenza, è stata superata al rialzo.
Il dato più rilevante in chiave finanziaria è il tasso di conversione: ogni soggetto a cui NBA ha presentato il progetto ha dato seguito con un’offerta vincolante. Nel private equity e negli investimenti istituzionali una partecipazione del 100% al termine della fase di sollecitazione è un’anomalia e segnala che le due diligence condotte dai potenziali acquirenti hanno restituito proiezioni di ritorno coerenti con expansion fee di questa entità.
La logica sottostante è quella dell’investimento in franchigie sportive come asset class: licenze in numero chiuso, barriere all’ingresso elevate, ricavi ricorrenti da diritti media, sponsorizzazioni e arena, con multipli di rivalutazione che negli Stati Uniti hanno storicamente sovraperformato i principali indici azionari. Operatori come RedBird e OakTree, che gestiscono decine di miliardi di masse e conoscono il settore per esposizione diretta (Milan da una parte, Inter dall’altra), hanno evidentemente prezzato NBA Europe secondo gli stessi parametri.
Sul fronte italiano la competizione è doppia. A Milano si profila una contesa tra RedBird, al lavoro su un possibile accordo con Varese, e OakTree, in trattativa per l’ingresso nel capitale dell’Olimpia. Su Roma risultano depositate le offerte di BC Roma SPQR e della Maxima Roma di Matiasic. Due offerte concorrenti per ciascuna piazza: la domanda supera l’offerta di licenze, condizione che in qualsiasi asta spinge le valutazioni verso l’alto.
Le incognite operative restano, dal nodo dei calendari alla convivenza con EuroLeague. Ma il segnale di mercato è univoco: il capitale istituzionale ha valutato il progetto e l’ha prezzato sopra le richieste iniziali. Come ha sintetizzato Mark Tatum, sarà il più grande afflusso di capitale mai registrato dal basket europeo.
Giuseppe Marmina