Troppi, molti anche gravi. Torna il problema delle troppe partite
A meno di un mese dall’inizio della stagione NBA 2026/27, la lega si trova già a fronteggiare un’emergenza infortuni che sta pesantemente influenzando il campionato. Un’inchiesta di The Athletic rivela che, dal 1° ottobre, quasi 60 giocatori sono finiti nella lista degli indisponibili, con molte stelle costrette a lunghi stop.
Tra i casi più eclatanti spicca quello degli Oklahoma City Thunder, colpiti da una vera e propria ondata di sfortuna: Jalen Williams ha subito una frattura del perone e una lussazione alla caviglia sinistra, rischiando di chiudere qui la stagione, mentre Cason Wallace è stato costretto a un intervento chirurgico alla spalla. A peggiorare la situazione è arrivato anche il forfait di Chet Holmgren.
La situazione non è migliore per i Minnesota Timberwolves, che dovranno fare a meno di Anthony Edwards per diverse settimane dopo un’operazione al ginocchio destro. Tra gli infortuni più preoccupanti c’è anche quello di Tyrese Haliburton, fermato ancora una volta da un problema muscolare dopo aver già saltato l’intera stagione precedente per la rottura del tendine d’Achille.
Di fronte a questa escalation, The Athletic ha cercato di capire le cause intervistando Bernard Condevaux, fisioterapista sportivo ed ex responsabile dell’area medica e della performance dei Detroit Pistons. Secondo Condevaux, la trasformazione dello stile di gioco rappresenta una delle possibili chiavi di lettura. «Non so se si possa attribuire tutto a un solo fattore, ma credo assolutamente che lo stile di gioco sia cambiato», ha dichiarato.
Negli ultimi anni, l’NBA ha visto aumentare notevolmente il ritmo delle partite: accelerazioni improvvise, cambi di direzione costanti e un ricorso sempre più massiccio al tiro da tre punti hanno reso il gioco più rapido e fisicamente impegnativo. La maggiore spaziatura del campo favorisce le penetrazioni e incrementa la frequenza dei movimenti ad alta intensità. Un ulteriore fattore è la modifica introdotta nel 2018, che riduce a 14 secondi il cronometro dopo un rimbalzo offensivo, aumentando così il numero e la velocità dei possessi.
Condevaux individua un’altra possibile causa nella quasi totale assenza di pause per i giocatori NBA: spesso, appena terminata la stagione, molti si concedono solo una o due settimane di riposo prima di riprendere gli allenamenti individuali, sottoponendo muscoli e tendini a uno stress costante e ripetitivo.
Il fisioterapista pone inoltre l’accento sulla crescente specializzazione precoce: rispetto al passato, tanti giovani si dedicano esclusivamente al basket fin dall’adolescenza, partecipando a numerosi tornei e accumulando carichi di lavoro significativi già prima dell’approdo tra i professionisti.
«Quando lavoravo alle valutazioni mediche del Draft, vedevamo diciannovenni con tendini d'Achille e ginocchia simili a quelli di veterani NBA», ha raccontato. Un dato che solleva dubbi sull’impatto a lungo termine di questa intensità precoce, pur senza fornire una correlazione diretta con tutti gli infortuni attuali.
L’analisi di The Athletic mette in luce anche l’aumento degli infortuni ricorrenti, in particolare agli arti inferiori. I dati raccolti da Hashtag Basketball e riportati nell’articolo mostrano una crescita degli stiramenti ai polpacci e ai muscoli posteriori della coscia nelle ultime stagioni, mentre una quota significativa di interventi chirurgici al ginocchio si concentra già nei primi mesi di campionato.
Condevaux sottolinea come un infortunio precedente rappresenti uno dei principali fattori di rischio per nuovi stop: ottenere il via libera per tornare in campo non garantisce che i tessuti abbiano recuperato completamente. Al momento, non esiste una spiegazione univoca per l’attuale emergenza, né si può attribuire tutto esclusivamente alle 82 partite della regular season.
Questa situazione mette in discussione il futuro stesso della NBA: la lega fonda gran parte del suo fascino sulle superstar e la loro assenza prolungata penalizza squadre, pubblico e spettacolo. Diventa dunque sempre più urgente trovare risposte efficaci sul fronte della prevenzione, della riabilitazione e della gestione dei carichi di lavoro.