Serata importante a Bologna.
Da La Repubblica a firma Walter Fuochi, la preview della sfida di Eurolega. Nando De Colo aveva 21 anni quando stampò su un ferro di Casalecchio la tripla che dannò lo Cholet e lasciò una coppa alla Virtus. L'Eurochallenge, la più piccola. Correva l'anno 2009, tempi grami: un trofeo fu meglio che niente. Ne sono passati 17, stasera alle 20.30 saremo in Fiera per il Fenerbahce campione in carica, coi bolli a posto per fare il bis, e De Colo sarà di nuovo lì, all'uscio dei suoi bei 39, fresco come una rosa. Riapprodato sul Bosforo al mercato d'inverno, in fuga da Lione, Nando gioca ancora da fenomeno, appena incastonati su una prova regale 16 punti decisivi per battere Valencia. E' tornato per ballare su un'altra coppa. Due Euroleghe le ha vinte a Mosca: '16 con Teodosic, '19 con Hackett. Nessuna in Turchia, di tre stagioni gialloblù. Si chiuderebbe un cerchio magico. Vent'anni di carriera (due in Nba), una bacheca splendente, lungo il viaggio pure la suggestione d'un rapido pensiero alla Virtus. Accadde quando un compagno, coetaneo della classe '87, parlò anche al francese, come ad altri in uscita dal Cska, di questa Bologna risorgente. Grazie lo stesso, Milos. L'Eurolega si difende anche così, onorando i suoi volti famosi, dall'attacco di Nba Europe e delle sue convention londinesi con investitori planetari invitati per ribaltare obsolete realtà. Non più squadre che cercano soldi, ma soldi che cercano squadre. Tornando all'usato sicuro, De Colo aggiunge al Fener classe e mestiere, ricevendone soci adatti all'ultimo hurrah. Sullo scambio di promesse si spalma pure il fresco ricordo di quando un anno fa l'innesto di McCollum, altro magnifico vecchione, fu l'addendo decisivo per la coppa. Così va a bordo delle corazzate, dove s'infila nel mazzo l'asso per il quarto d'ora giusto, o si rinnova per tre anni Jasikevicius, giovane coach di pochi sorrisi e più dittatura dei vecchi. Eppure ai piedi della salita, di nuovo senza Vildoza, Smailagic e Diarra, nessuno della ciurma di Dusko si sente battuto, e scruta anzi l'alba della settimana delle rivincite (col Fener la Vu perse di due, con la Zvezda di uno). A Istanbul, avanti a 3' dal gong, pari all'ultimo minuto, fu affondata da due turbate di Melli, eterno nemico. Una davanti, una dietro, 66-64, tutti a casa. Il rimpianto indugiò su un lungo primo piano. Edwards quella sera sbagliò tutto. 3/16, zero triple, la rivalsa mancata di chi al Fener aveva passato un anno cupo. C'era arrivato 24enne, dalle illusioni perdute coi favolosi Boston Celtics. Ci aveva trovato Calathes e Wilbekin, Dorsey e Guduric, Biberovic e Hayes-Davis. Scalpitava in panchina, Itoudis lo vide poco. 8 punti in 15' di media, l'armata ottomana fuori dalla Final four, la stagione fu grigia per tutti. Da Monaco arrivò l'offerta di Daniele Baiesi, il ds bolognese ora in forza a Milano, aggiustatore di giocattoli rotti. Due anni al Bayern, l'ultimo da capocannoniere di Eurolega, e siamo già alla Virtus. I treni ripassano. Nella notte contro Nando e il suo ultimo sogno, Boogie avrà novemila cuori ad aspettare con lui l'Orient Express.