Troppi indizi fanno una prova.
Dal Gazzettino di Udine a firma Carlo Alberto Sindici, l'analisi in casa friulana. C'è un sentimento di profonda frustrazione che emerge dal modo in cui l'Old Wild West Udine perde contro le big di serie A. Di mezzo c'è sempre l'illusione di potercela fare, poi arriva l'immancabile beffa da buzzer beater. La chiameremo sindrome di Tantalo, figura retorica con cui si indica una persona che desidera qualcosa che non può raggiungere nonostante sia in apparenza alla sua portata. Carsen Edwards della Virtus Bologna, Armoni Brooks dell'EA7 Emporio Armani Milano e Amedeo Della Valle della Germani Brescia sono i tre guastafeste che con le loro magie al fotofinish (di regola giochi da tre punti) hanno impedito sin qui in stagione all'Oww di prendersi uno scalpo importante.
LA SITUAZIONE - All'inizio del campionato il problema delle sconfitte in volata era ricorrente, non a caso l'unico successo ottenuto dai bianconeri nelle prime otto giornate era stato anche un successo largo, cioè quello in trasferta a Sassari. L'allergia al cosiddetto "clutch time" è passata grazie all'ingaggio di uno specialista degli epiloghi punto a punto come Semaj Christon: a farne le spese, nell'ordine, Guerri Napoli, NutriBullet Treviso, Vanoli Cremona. Nel mezzo il successo post natalizio a Trento, trampolino di lancio per un'Oww che nella prima gara del nuovo anno ha tentato il colpo grosso a Milano, vanificato dalla prodezza di Brooks e tre giorni fa ci ha appunto riprovato al palaLeonessa. L'impressione è che Udine in questo momento stia overperformando, ossia superando i propri limiti strutturali. Che ci sono, ovvio, anche se il coach Adriano Vertemati ha ribadito che la sua squadra sta giocando un campionato diverso da quello di Bologna, Milano, Brescia e che nel proprio gli scontri diretti li ha vinti nella gran parte dei casi. Se vogliamo fare gli avvocati del diavolo dobbiamo però sottolineare l'estrema facilità con cui Udine si è fatta annullare il vantaggio di undici lunghezze che teneva in pugno a sei minuti dal termine. Ed è fin troppo comodo eccepire rimarcando il fatto che dall'altra parte c'era uno squadrone come la Germani Brescia. Anche la settimana precedente Alibegovic e compagni si erano ritrovati in una situazione piuttosto favorevole nel finale di gara contro Reggio Emilia al Carnera CrediFriuli, ma era durata poco. Emergono dunque i limiti di un gruppo che sta dando di più rispetto a quanto molti - noi compresi - si aspettavano in avvio di stagione, che non prende mai imbarcate (di nove la sconfitta più pesante, subìta all'andata proprio dalla Germani - quella di Trapani ovviamente non conta) e che però le partite non riesce quasi mai a chiuderle prima, neanche quando potrebbe. A Brescia è andata esattamente così. Da parte sua, nel posticipo di lunedì la Openjobmetis Varese ha dimostrato all'Allianz Cloud di Milano che nel 2026 Davide può ancora battere Golia, l'importante è crederci.