Olimpia Milano, ultima chiamata

03 febbraio 2026 07:00

Due gare in Eurolega per restare agganciati al treno

Dalla Gazzetta dello Sport a cura di Giuseppe Nigro, il preview di due sfide decisive per Milano. È finita quando è finita. Gennaio doveva essere il mese della verità per le ambizioni dell'Olimpia, e lo è stato nel verso sbagliato. Dopo la vittoria col Reai Madrid nella prima partita all'Allianz Cloud, quando aveva entrambi i piedi nei play-in, Milano ha perso sei partite su nove, col macigno del doppio ko interno con Stella Rossa e Zalgiris. In maniera anche in parte inattesa, la porta della postseason certo non è spalancata, ma è meno chiusa di quello che poteva essere. "Merito" del cammino incerto proprio dello Zalgiris, che ha normalizzato la propria classifica perdendo a Vitoria, dopo Tel Aviv e Bologna. Facendo bruciare ancora di più la sconfitta di due settimane fa al Paialido dell'Olimpia, che vincendola sarebbe oggi a pari punti coi lituani oggi al decimo posto, Tunico rimasto davvero contendibile. Contendibile anche alla luce del calendario dello Zalgiris, che nelle prossime dieci partite trova tutte le prime otto in classifica. Con 13 partite rimanenti, Milano è a due vittorie di distacco, ma con la differenza canestri a favore in caso di parità. Può metterlo nel mirino anche la Virtus, a due vittorie di distanza ma con lo scontro diretto a sfavore. Dunque la rincorsa ai lituani è tutta qua, tra Bologna, Olimpia e al massimo Dubai che ha una settimana tremenda: Olympiacos e Reai, ma in casa. La Virtus ha Asvel in casa e Olympiacos in trasferta. Milano ha oggettivamente il calendario migliore: Baskonia oggi in casa (palla a due alle 20.30) e poi in Francia a casa Asvel. Non la settimana della verità, sarebbe l'ennesima, e le ultime stagioni europee dell'Olimpia ne sono piene. L'ultima chiamata. La squadra di Poeta può rispondere solo sul campo alle tante criticità emerse nell'ultimo periodo da tre sconfìtte su quattro in Eurolega, quattro su cinque campionato compreso e quattro nelle ultime cinque in casa. I temi Così tante le criticità da rendere confusa 1'analisi, e dunque la diagnosi, e dunque anche le priorità nella ricerca della cura. Alcune criticità - di cui appare difficile al momento rompere l'inerzia, a meno che non intervengano elementi di discontinuità - hanno una matrice comune, come la mancanza di leadership e la mancanza di un uomo forte in cabina di regia, dove la solitudine del povero Quinn Ellis da settimane è messa alla prova dal confronto ingeneroso con chi c'è di fronte. Due criticità che non possono essere estranee alla causa ultima di questi risultati, ovvero le implosioni nei finali di partita, per una squadra che pure, Madrid a parte, in queste gare è anche stata padrona, andando regolarmente oltre la doppia cifra di margine: testimonianza che la preparazione è buona, l'esecuzione di quello che si vuole fare è buona, l'approccio è buono. La gestione, da un certo punto in poi, e soprattutto negli ultimi minuti, è terribile. Facendo di necessità virtù, ma anche per scelta, a seconda dell'avversario e non solo, si sono percorse anche altre strade, come con Brescia una maggiore ricerca del post basso dopo aver stanato Bilan dall'area. Incroci Da un po' si vede molto meno quella che era annunciata come una parte essenziale della svolta di Poeta: alzare il passo gara, correre di più, cercare il campo aperto e attaccare prima anche a metà campo. Ovvero la specialità della casa dei baschi di Vitoria avversari stasera, che ne hanno fatto un elemento identitario con coach Paolo Galbiati. Che l'Olimpia l'ha battuta in finale di Coppa Italia un anno fa, con Ellis mvp. Che a Milano, dove ha lavorato per sei anni nelle giovanili entrando infine nello staff di Repesa, lui che è di Vimercate, toma per la prima volta da avversario in Eurolega. Galbiati che a Torino è stato coach deH'unico trofeo da giocatore di Peppe Poeta, e che ne è stato anche l'ultimo allenatore a Cremona. In quella squadra c'era anche Matteo Spagnolo, guardia del presente e del futuro azzurro, che ora è a Vitoria. Tanti incroci. Poi si alza la palla a due. E vince chi ha più fame.

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